martedì 31 ottobre 2017

Auguri a tutti!

Auguriamo a tutti un felice Halloween all'insegna del divertimento con i vostri amici e i vostri bambini.
Vi auguriamo altrettanto un felicissimo Samhain con il ricordo dei vostri cari e attorniati dal calore della vostra famiglia.


domenica 22 ottobre 2017

La letteratura gotica e lo spirito di Samhain


di Alessandra Micheli

Finalmente ci siamo!
La festa che molti di noi attendevano con una sorta di ansiosa aspettativa è finalmente arrivata:
Halloween o meglio conosciuta dai Celti come Samhain.
La festa di passaggio dove il velo che separa regno immateriale e quello materiale si assottiglia così tanto
che entrambe le energie, forma e sostanza, possono confluire una nell’universo dell’altra. È per questa
sua atemporalità, questa sua caratteristica sospensione delle leggi della fisica e del regno del dio vivente,
che l’alone numinoso distintivo di questo periodo ci rende quasi folli, quasi spavaldi e ci permette
davvero di sognare e di attraversare dimensioni, livelli di coscienza e magari, perché no, lasciarsi andare
a una caotica baldoria.

È questo il motivo per cui il tempo sospeso diviene meta di travestimenti, di atti che sono al confine tra
il lecito e l’inconsueto e che per questa loro ineffabilità definiamo macabri. Del resto, e qua ci viene
incontro la semantica, il termine stesso macabro è evocativo. Oramai sinonimo di truce, raccapricciante,
è collegata fortemente al tema della morte (vista in modo benevolo nei tempi antichi) e si riferisce alle
famose iconografie della danza macabra, ossia la raffigurazione di una danza sfrenata tra uomini e
scheletri o cadaveri a volte dirette da una rappresentazione simbolica della morte stessa. La funzione
etico-morale di questi quadri (ricordo il bellissimo dipinto di Nicolas Poussin Il ballo della vita umana
al suono del tempo) era ricordare il memento mori, la caducità della vita, un nulla, un effimero istante
rispetto alla vera vita, ossia quella dell’anima. Ce lo ricorda lo stesso Branduardi con Vanità di Vanità:

Vai cercando qua, vai cercando là,
ma quando la morte ti coglierà
che ti resterà delle tue voglie?
Vanità di vanità.
Sei felice, sei, dei piaceri tuoi,
godendo solo d'argento e d'oro,
alla fine che ti resterà?
Vanità di vanità.

Quest’argomento è pertinente a una festa che ha il pregio di ricordarci come la morte, come i nostri
antenati e gli stessi abitanti del regno fatato o della dimensione spirituale, sono vicini a noi, tanto che
possiamo in certi periodi “magici” toccarli con mano e che quindi la morte è soltanto un passaggio da
una condizione all’altra. Pertanto, giochiamo con questo macabro e riallacciamo i rapporti con una
morte da troppo tempo tenuta fuori dalle nostre coscienze e vite e la riabbracciamo come un’amica da
troppo tempo perduta e ritrovata quasi per un caso del fato. Pertanto, ritrovato il significato di macabro più come inquietante, grottesco e fuori dal comune, osserviamo attentamente qual è il genere che più si
avvicina alla nostra festa di Halloween o per meglio chiamarla All Hallows’ Eve (La Vigilia di Tutti i
Santi).

Il genere che fa da sfondo in maniera ottimale a Samhain/Halloween è sicuramente un genere oramai
poco curato ma di impatto scenico e emotivo notevole ossia il gotico.
Cos’è il romanzo gotico?
Questo genere narrativo si sviluppò nella seconda metà del settecento, quasi come reazione alla logica
illuminista e si compose di due elementi importanti e distintivi: il romanticismo (inteso come
espressione dei sentimenti, non come la corrente letteraria) e l’orrore, l’orrido, il grottesco e il dark.
Questi elementi creano il vero contesto in cui le storie prendono vita, l’ambientazione che farà da
padrona a questi libri ossia il periodo medievale, i castelli diroccati, i paesaggi cupi e tenebrosi, l’amore
perduto, i conflitti interiori (che apriranno la strada per i successivi romanzi a sfondo psicologico come
William Wilson di Edgar Allan Poe) e, ovviamente, il sovrannaturale.
Si considererà precursore, nonché padre del genere, un certo Horace Walpole creatore del bellissimo Il
castello di Otranto del 1764 (libro che consiglio vivamente). Il testo, perfetto in ogni suo elemento, si
presenterà come traduzione di un antico manoscritto di origine italiana ambientato nella Puglia
medievale (che faceva parte del regno delle due Sicilie del re Manfredi), escamotage che donerà al
racconto un certo alone di leggenda e di veridicità, che verrà disturbata dall’intromissione dell’elemento
magico. E sarà questa tecnica che lo renderà immortale e ancor più inquietante, confondendo lo stato
della veglia e lo stato del sogno, ottimo per essere letto nelle strane notti di Halloween.
Cosa ancor più interessante è che il nostro prode Horace ordinò la costruzione di un castello nelle
campagne inglesi chiamato Strawberry Hill. Ed è in questa fortezza che l’autore diede alla luce il suo
testo, come se per crearlo si fosse reso necessario assorbire le necessarie energie per dare vita a incubi e
per creare quel suo stile nefasto. Il castello è fondamentale proprio per comprendere l’anima “nera” del
genere, un’anima che, come ho già detto, si ribella al razionalismo neoclassico e alla logica dell’età dei
lumi, un’età che poneva la scienza come unico autorevole referente per l’arte e per la creatività. Tutto
questo a scapito dell’emozionalità che con il gotico venne riportata sul piedistallo come necessario
motore dell’azione umana. In questo caso il gotico fu l’antesignano delle teorie di Vilfredo Pareto che
individuava in ogni idea razionalista o scientifica un suo retaggio passionale e illogico che chiamò
Residui. Ed è su questi residui che Walpole e i suoi successori puntarono per dare movimento e
profondità a quelli che oggi possono apparire deliri. Lo struggimento sentimentale, la paura, la
soggezione di fronte al sublime e all’elemento dissonante estraneo diedero maggior consistenza alla
parte dell’ombra che più tardi fu considerata da Jung parte necessaria di un corretto sviluppo psichico.
E così le rovine e le immagini evocative di questi testi poterono accostarsi alla paura e alla certezza di
una lenta e inesorabile decadenza umana, non solo delle creazioni materiali ma anche e soprattutto
morali e legislative.

Pertanto, il nostro Horace aprì di fatto la strada al nuovo filone narrativo, ispirando il romanzo di Clara
Reeve Il vecchio barone inglese del 1777 (titolo originario era The champion of virtue, fu solo nel 1778 che
apparì con il titolo corrente). Questo testo si considera diretto discendente di Il castello di Otranto
incentrando ancora l’attenzione su tradimenti, orrori e la classica ma sempre coinvolgente lotta tra il
bene e il male dove ogni ingiustizia sarà punita e ogni torto verrà risarcito. Ci prova anche William
Beckford con l’opera orientaleggiante Vathek. Anche se in questo testo abbiamo più che altro un tentativo scientifico che più tardi svilupperà Mary Shelley, è interessante notare la caratteristica di
erotismo che Beckford infonde al racconto (erotismo che sarà preponderante nelle opere vampiresche,
in particolare con Carmilla) che si accosterà in un tripudio di emozione al gotico puro e all’orrore.
Se questi due sono i primi tentativi, non si può parlare ancora di gotico in senso stretto ma di proto
gotico e loro pregio è di superare il limite temporale, uscendo dal Medioevo per indirizzarsi verso la
sperimentazione letteraria pura conservando, però, molte caratteristiche intriganti. E posso dire che
Vathek offre spunti di riflessione per poter analizzare uno dei massimi capolavori del genere,
Frankenstein, esplorando le impervie strade di chi, assetato di potere, crederà possibile dominare la
morte e creare la vita divenendo un vero e proprio demiurgo. Pertanto esiste il tema del superamento
dei limiti della coscienza e la volontà sfrontata di esplorare caverne segrete di un mondo sotterraneo
(simbolo della psiche inconscia e degli impulsi) dove però l’equilibrio cosmico si attiva per infrangere il
turpe proposito facendo restare la volontà di potenza una mera illusione. Senza la necessaria coscienza
etica o morale, nessun’azione può essere intrapresa senza che il mondo e dio si ribelli e senza creare
conseguenze atroci. È qua racchiuso anche il senso di una certa morale anglicana che pone l’uomo in
costante sottomissione alle leggi divine e che pervaderà di una certa esegesi moraleggiante molti degli
scritti classici.

Un’altra delle maggiori esponenti del genere è Ann Radcliffe che è capace di creare un vero romanzo
“nero” e che brilla per la sua capacità di creare ambientazioni efficaci e dotata di un’abile capacità
descrittiva di romantici e cupi paesaggi. La nostra Ann riesce nelle sue opere a far cooperare
piacevolmente ragione e sentimento, donando spiegazioni razionali agli elementi misteriosi che
abbondano nei suoi racconti. Ed è questa la novità interessante che apporta la nostra autrice con
l’introduzione di quella che diventerà una vera e propria simbologia psicologica comune a testi di livello
come quelli di Edgar Allan Poe (non a caso la Radcliffe distingue le reazioni di terrore e orrore
donando a entrambe le giuste cadenze di movimento; ricettivo e in grado di dilatare l’animo e donare
un movimento attivo al protagonista il primo, raggelante e paralizzante il secondo). Con I misteri di
Udolpho e L’italiano (1797) incontriamo due eroine (Emily e Ellena) perseguitate da una presenza
maschile, protette dalla loro delicata riservatezza e dal profondo senso del decoro, immerse nel
cattolicesimo (qua si differenzia dalla rigidità anglicana), che fanno affidamento non sull’istinto ma sulla
loro ragionevolezza per il superamento delle difficoltà. E’ presente una certa tendenza al bigottismo
sessuale e morale, evidente anche nel libro L’italiano (la protagonista Elena è rinchiusa in un convento
in un’Italia immaginaria poiché la Radcliffe non l’ha mai visitata) che è, nonostante il suo splendore,
dominato da potenti stereotipi.
Altro capolavoro gotico è opera di Monk Lewis1, uno scrittore inglese che si guadagnò la popolarità
grazie al suo romanzo Il monaco (1796), best-seller dell’epoca. L’ambientazione è quella di un convento
di frati cappuccini (tema che sarà poi ripreso da Il nome della rosa, un libro che ha una certa atmosfera
neogotica) nella Spagna dell’epoca dell’Inquisizione. L’atmosfera è pregna di una claustrofobica
repressione e dall’ambizione opposta alla presunta serenità che ci si aspetta dalla vita dei monaci.
Questo aspetto si oppone all’idealismo della Radcliffe e si incentra sul tentativo, riuscito grazie a una
perfetta prosa, a instaurare nel lettore un senso di terrore dovuto a eventi sovrannaturali, velati però da
un certo erotismo sottile, senza tuttavia eccedere mai. È quest’equilibrio che rende il libro coinvolgente,
una tentazione continua che però non porta mai il lettore a oltrepassare la soglia della decenza; stuzzica,
provoca ma resta nei giusti canoni, risultando - pertanto - più intrigante proprio per questo suo tendere
all’acme senza poterlo mai raggiungere. Seppur mancante della profondità psicologica che caratterizzerà
gli altri successivi romanzi gotici, è tuttavia interessante esempio di come il genere fosse in grado di
unire perfezione stilistica con la capacità di dare movimento al testo tramite colpi di scena che vedono
protagonisti cripte segrete, passaggi sotterranei e descrizioni orrifiche:

“Miriadi d'insetti si posavano sulle sue ferite, conficcandogli i pungiglioni nel corpo e infliggendogli le più acute e
insopportabili torture. Le aquile della roccia gli strapparono le carni pezzo dopo pezzo e con i becchi ritorti gli spiccarono
gli occhi.

Nel proseguire degli anni, il romanzo gotico si stacca dall’elemento soprannaturale assai ridotto fino a
incontrarsi e confondersi con il genere dell’orrore. Ecco che nei primi anni dell’Ottocento abbiamo testi
come quelli di Charlotte Dacre con il suo Zofloya, il romanzo più conosciuto in cui si incentra il tema
delle donne mortali e la vendetta femminile, un tema caro alla saggista Cinzia Tani (in questo libro il
personaggio femminile segue e brutalmente uccide la sua rivale in amore). Purtroppo, il suo testo - un
incontro tra il racconto della brutalità umana e la morale educativa contro la lussuria - resta avvinto
nelle tenebre, poco conosciuto e poco apprezzato, nonostante la nostra autrice fosse stimata da poeti
del calibro di Shelley che fu profondamente influenzato dai suoi romanzi.
E arriviamo a uno dei capolavori indiscussi del gotico, ossia il Frankenstein di Mary Shelley. È questa una
figura intrigante del panorama letterario femminile delle prime decadi dell’Ottocento e la genesi del suo
romanzo è degna di un romanzo. Nel Maggio del 1816, Mary e Percy (sì, lo Shelley poeta) assieme a
Claire Claimont, si diressero assieme al figlio verso Ginevra. Avevano pianificato di trascorrere l’estate
con un altro grande nome della letteratura inglese, Lord Byron (nel raccontarlo l’invidia ancora mi
divora) che di recente aveva iniziato una relazione con la stessa Claire. Lo scopo dell’incontro era quello
di prendere una decisione circa il frutto di questa passione proibita e fu così che nel 1816 presero in
affitto la Maison Chapuis nei pressi della villa in cui Byron risiedeva, Villa Diodati, vicino al villaggio
di Cologny. Byron era accompagnato da un giovane medico, suo segretario, un certo Willam Polidori.

Vi suona forse famigliare?
L’estate, ahimè non fu clemente; piovosa e lugubre, li costringeva a stare per intere noiose giornate
dentro le abitazioni e, seppur impegnati in discorsi di un certo spessore culturale, la noia abitava
sovrana nel loro animo. E fu così che Byron (dio lo abbia in gloria) propose un gioco: ognuno di essi
avrebbe dovuto scrivere un racconto dell’orrore. Fu in quell’atmosfera lugubre che nacquero il
Frankenstein e anche il primo racconto di vampiri, molto prima del celeberrimo Stoker, ad opera di
Polidori.
Il libro fu frutto di un sogno, Mary nel dormiveglia produsse una meraviglia, quasi fosse ispirata dalla
musa:

"Vedevo - a occhi chiusi ma con una percezione mentale acuta- il pallido studioso di arti profane inginocchiato accanto
alla "cosa" che aveva messo insieme. Vedevo l'orrenda sagoma di un uomo sdraiato, e poi, all'entrata in funzione di
qualche potente macchinario, lo vedevo mostrare segni di vita e muoversi di un movimento impacciato, quasi vitale. Una
cosa terrificante, perché terrificante sarebbe stato il risultato di un qualsiasi tentativo umano di imitare lo stupendo
meccanismo del Creatore del mondo.”

Ecco che da un ilare gioco venne pubblicato nel 1818 anonimo il Frankenstein, ovvero il moderno
Prometeo che tuttora influenza cinema e narrativa moderna e che superò alcuni triti schemi del periodo
irrazionale del romanzo gotico, per far entrare in modo trionfante una visione quasi scientifica o
fantascientifica dell’orrore. Non a caso, il testo riprende gli elementi del Vathek, sulla scienza che si
spinge oltre i confini naturali cercando di prendere il posto di Dio. Affronta, dunque, temi attuali ancor
oggi che spiegano l’intramontabile fascino che il libro della Shelley esercita ancora su ogni autore e
lettore e che mette in discussione i limiti della scienza oltre i quali non è lecito spingersi. Ma è anche
frutto del suo tempo, un’età fatta di progressi e timori, in cui il rapporto uomo e natura stava
inesorabilmente cambiando di prospettiva e persino il tema del diverso emarginato dalla società civile,
poiché scomodo. Abbiamo poi tutta la serie di libri gotici che si incentrano sul lato più sensuale del
gotico rappresentato dalla figura del vampiro, ad iniziare da William Polidori con Il Vampiro (che fu il
primo a trasformare la creatura frutto del folclore nel dandy aristocratico e demoniaco) per proseguire
con Stoker con il suo Dracula che unì la conturbante e scomoda figura del voivoda transilvano Vlad
Tepes con l’aristocratico succiasangue. Un altro interessante libro è di Charles Robert Maturin (prozio
di Oscar Wilde) ossia Melmoth l’errante (1820):

“Nemico dell'Uomo! Ahimè! Com'è assurdo chiamare così il grande capo degli angeli, la stella del mattino caduta dalla
sua sfera! Quale nemico è più dannoso all'uomo di sé stesso?”

Forse non tutti sanno che questo testo fu considerato da un artista del calibro di Honoré de Balzac
degno di un posto nel firmamento dei capolavori tra Don Giovanni di Molière e il Faust di Goethe tanto
che ne scrisse un seguito, Melmoth il riconciliato. Credo che questo testo sia degno, oggi, di essere letto e
amato come un tempo, dato che lo stesso H.P. Lovecraft lo descrisse come un’enorme evoluzione del
racconto d’orrore.
Le evoluzioni successive del genere furono merito di un grande Edgar Allan Poe che lasciò da parte le
ambientazioni fantastiche (antichi castelli, rovine medievali o monasteri) e gli esseri sovrannaturali per
avvicinarsi all’uomo comune, immergendosi nell’abisso dell’inconscio sempre in eterna lotta con l’io
conscio, elaborando le scissioni della personalità (William Wilson) e le paure individuali e collettive
dell’uomo sociale. Edgar introdusse davvero la psicologia nella letteratura, ponendo in primo piano le
indagini introspettive che saranno poi il fulcro della successiva psicanalisi. Poe è legato, quindi, al dolore
che è l’elemento di cupezza delle sue straordinarie opere e l’idea che la mente sia la vera sede patria dei
demoni che irrimediabilmente mettono in pericolo la psiche dei vari protagonisti. Pertanto, l’elemento
fantastico non è che proiezione di questi incubi interiori, di quest’angoscia che ci sussurra come nella
splendida poesia Il corvo:
“mai più”

Fu da questo filone psicologico che arriveranno poi capolavori come quello di Stevenson, Lo strano caso
del dottor Jekyll e del signor Hyde, in cui si rivela l’idea poeiana dello sdoppiamento della personalità scissa
tra bene e male, tra istinto distruttivo e costruttivo, in eterna antitesi e in eterno incontro/scontro.
Abbiamo poi Sir Arthur Conan Doyle con le fumose e lugubri atmosfere di Sherlock Holmes (in
particolare evidenti ne Il mastino dei Baskerville). È da queste colonne che prenderanno poi vita i generi
del noir, della fantascienza e i veri racconti horror, fino ad arrivare (inchino) al grandissimo H.P.
Lovecraft che prosegue sulla scia gotica e inserendo elementi più tipici dell’horror, che saranno poi
ripresi da Stephen King con Le notti di Salem e la perfetta atmosfera claustrofobica di Shining o It o Pet
Cemetery dove il tema del Revenant (il ritornante, una sorta di morto vivente) è visto sotto un’ottica
orrifica e malsana, come dire che non si gioca con la morte. E, infine, arriviamo a una stupenda Ann
Rice che reinterpreta il lato passionale e erotico del vampiro, ereditato da Carmilla di Lefanu ma che dà
vita a demoni di una malvagità assoluta nella trilogia delle Streghe di Mayfair (lo consiglio vivamente).
E dopo questo breve e sintetico excursus storico, vi consiglio di procurarvene uno e di leggerlo alla luce
della luna di Halloween e di farvi trascinare da questo angoscioso ma sano senso di oppressione
rielaborando i vostri personali incubi. E attenti a chi suonerà alla vostra porta. Specie se sarà un
inquietante pagliaccio con dei palloncini in mano. In quel caso…scappate finché siete in tempo.

1 Matthew Gregory Lewis, detto anche “Monk” Lewis per il successo che appunto ebbe il suo romanzo “Il monaco”.

venerdì 15 settembre 2017

Risposta ufficiale all'ennesimo volantino su Halloween

A quanto pare quest'anno ci tocca inizare i lavori in anticipo. Siamo solo a metà settembre e già cominciano a circolare i soliti volantini contro Halloween, pieni di stupidaggini medievali e notizie false.
Giusto l'altro ieri ci è arrivata la segnalazione del volantino che vedete in foto e, naturalmente, la nostra risposta ufficiale non si fa attendere (le trovate subito sotto la foto). Vi preghiamo come sempre la massima diffusione della notizia su tutti i vostri social affinché la piaga degli haters di Halloween scompaia una volta per tutte.



Punto 1 - Alcuni fanatici anti-Halloween anni fa inventarono un certo "dio della morte dei Celti" chiamato Samhain, che - sempre secondo loro - sarebbe stato un dio-demone assetato di sangue. Naturalmente non è affatto così. Samhain è il nome originale della festa che significa "fine dell'estate" e segnava il ciclo agreste e il passaggio all'inverno, insieme alla commemorazione dei defunti. Punto.
L'unica divinità che si occupata di vita e morte era Sucellus*, ovvero il "buon battitore" che con il suo martello divino donava la vita o la morte a seconda dei casi. E riflettendoci sopra anche il Dio dei Cristiani dona la vita e la morte a seconda dei casi, cioè se "è giunto il momento".
Basta aprire un qualsiasi libro sulla religione dei Celti per scoprire che non esisteva nessuna entità malefica visto che essi non avevano il concetto di divinità votata al male.
Così come non avevano alcun "offerta o maledizione". Treak or Treat viene da "offerta o inganno" (nel senso di presa in giro) perché nell'antichità era così importante donare qualcosa che chi non vi partecipava era considerato uno sgarbato, perciò gli veniva riservato un trattamento di emarginazione o gli veniva fatta qualche burla.

Punto 2 - Non è assolutamente vero che durante la notte di Halloween si registrano i più alti numeri di crimini, è una bufala inventata di sana pianta. Anzi i dati ufficiali (ansa, istat, ecc...) dicono che il più alto numero di crimini e incidenti si registra la notte di capodanno e che - invece - la notte di Halloween fa registrare lo stesso identico numero di crimini e incidenti di qualsiasi altro giorno dell'anno. Tre anni fa avevamo compilato uno specchietto con i dati ufficiali, sarà nostra premura pubblicarne uno aggiornato appena possibile.

Punto 3A - Nel 2017 non è più accettabile che il satanismo venga accostato a qualsiasi cosa non piaccia alle branche più estremiste cattoliche, evangeliche e cristiane in generale, visto che non siamo nel Medioevo, ma - appunto - nel 21esimo secolo. Halloween è l'eredità di un'antica festa europea dedicata al ciclo stagionale al ricordo dei propri cari. Se il satanismo decide di usarla per il proprio comodo, ciò non fa della festa in alcun modo una ricorrenza satanista. Infatti vogliamo ricordare che le maggiori feste cattoliche come Natale e Pasqua hanno origine da antiche feste pagane.

Punto 3B - Negli Stati Uniti non esiste nessuna festa chiamata "notte del diavolo". Questa bufala è nata a seguito del film "Il Corvo" in cui la trama indicava il 30 ottobre (e non il 31) quale giorno di violenta criminalità da parte di un gruppo di invasati... insomma è un'invenzione cinematografica e non un dato sociale. Tra l'altro è una grossa offesa per tutti gli Statunitensi... ma d'altronde chi ha redatto questa serie di stupidaggini non si è nemmeno posto il problema che il volantino stesso costituisca una grave offesa all'intelligenza delle persone, figuriamoci se poteva preoccuparsi di non offerdere gli USA.



Concludiamo dicendo che troviamo assurdo che in epoca moderna si utilizzino dati falsi e inventati per dare credito alle proprie superstizioni e che queste superstizioni siano per certa gente più importanti del rispetto degli altri.
Quando vedete volantini del genere o leggete sciocchezze simili non esitate a controbbatere. Combattiamo tutti insieme l'ignoranza con la conoscenza!

Lo Staff del progetto "Le vere origini di Halloween"




NOTE:
*Sucellus: https://it.wikipedia.org/wiki/Divinità_celtiche#Divinit.C3.A0_minori

Invenzione cinematografica del film "Il Corvo": https://www.cinquecosebelle.it/cinque-cose-che-forse-non-sapete-sul-film-il-corvo

martedì 1 novembre 2016

Grazie a tutti!


Quest'anno il lavoro è stato intenso e profondo: abbiamo scoperto le origini in parte italiane della festa di Halloween; abbiamo visto un migliore approccio da parte dei media che hanno preferito parlare correttamente anziché demonizzare.
Abbiamo anche osservato un crescendo di persone sempre meno disposte a credere alle fandonie propinate dai fondamentalisti cattolici e abbiamo ricevuto i complimenti da parte di cristiani e addirittura di parroci che ci supportano e condividono le nostre iniziative.
Dal 30 settembre i nostri follower di facebook sono cresciuti di 1000 unità, mentre quelli su Instagram sono aumentati di più di 150: due traguardi di tutto rispetto.
Molti giornali, riviste e radio ci hanno intervistate o hanno parlato di noi, mentre in tutta Italia voi sostenitori e attivisti organizzavate eventi, distribuivate volantini e portavate un po' di cultura laddove mancava.

Insomma, questo 1° novembre - che per i Celti segnava il capodanno - rappresenta una vera svolta, un nuovo inizio per quanto riguarda la verità su Halloween.
Siamo certe che parte di questa rivoluzione positiva sia da attribuire al nostro lavoro (e con "nostro" intendiamo noi 4 più tutti voi migliaia di sostenitori) e al buon esempio che in questi 4 anni si è cercato di diffondere.

Ed è quasi da non credere che, nonostante la mole enorme di lavoro svolto, non siamo riuscite comunque a fare tutto ciò che ci eravamo prefissate i primi di settembre. Il che è un bene, perché significa che la risposta a questo progetto è folta e spontanea.
Rimandiamo quindi una manciata di lavori al prossimo anno, che - ve lo diciamo già - sarà pieno di incredibili novità e tantissime sorprese per voi.

E non finisce qui! Ottobre è terminato da poche ore, ma non è il caso di riporre le zucche. Nei prossimi giorni pubblicheremo tutte le vostre testimonianze e le vostre foto, insieme ad alcuni articoli riguardati gli strascichi folcloristici di Samhain. Rendete anche voi questo novembre pieno di ricordi mandandoci le foto del vostro 31 ottobre.

Seguiteci su facebook e ne vedrete delle belle.

venerdì 28 ottobre 2016

Scoprire Halloween assieme ai bambini



di Elena Salatin



Anche se molti genitori ancora tendono a “proteggere” i propri figli da questa festività, che nell'immaginario collettivo è vista come cupa e macabra, Halloween è innanzitutto la festa dei bambini.

Solitamente i genitori tendono a negare ai figli la possibilità di fare esperienze comunemente considerate negative o affrontare le proprie paure in una sorta di eccessiva protezione della prole. I bambini si fidano dei genitori quindi se "mamma e papà mi dicono che esiste Babbo Natale e che è buono e invece i fantasmi non esistono ed è meglio non pensarci perché fanno paura" allora il bambino acquisirà questo schema mentale.
Halloween è la festa dove i bambini possono sperimentare ed esorcizzare le proprie paure attraverso il travestimento.
Come mi ha spiegato l'insegnante della scuola dell'infanzia Elisa Cassan, numerosi studi pedagogici dimostrano che il travestimento, come parte del gioco simbolico, permette al bambino di usare gli oggetti in modo creativo attribuendo a loro caratteristiche e funzioni diverse da quelle reali. Questo stimola la mente del bambino all'immaginazione e all'elasticità.
Ogni bambino ha un suo tempo in cui si sente pronto al travestimento e questo tempo deve essere assecondato e rispettato perché nel momento in cui il bambino si sente pronto allora potrà aprirsi al cambiamento. Uno degli aspetti di tale cambiamento è lo spostamento dall'estremo egocentrismo, tipico dei bambini piccoli, a un'apertura verso l'empatia. Fingendo di essere qualcun altro il bambino entra nel “gioco di ruolo” che lo porta a personificare punti di vista diversi dal suo e nel contempo lo aiuta ad aprirsi alla condivisione anche delle paure che, in questo modo, diventano più facili da gestire.
Il periodo di Halloween è sicuramente ideale per affrontare il tema delle paure, ma è necessario stare attenti a come viene esposto ai più piccoli: spesso le decorazioni di alcune feste o negozi puntano un po' troppo sul macabro e pauroso per attirare un pubblico adulto e pagante e questo può effettivamente spaventare i bambini che, se troppo piccoli o non preparati, faticano a distinguere la realtà dalla fantasia.
È consigliabile quindi affrontare questa notte come una notte magica in cui sogno e realtà si confondono e in cui sì ci sono streghe, fantasmi e pipistrelli, ma sono solo frutto della magia della festa che in questo modo piacerà anche ai bambini. È importante anche far capire al bambino che è divertente prendere dei piccoli spaventi: la cosa inizia fin dalla prima infanzia quando la mamma si nasconde per un attimo dietro al muro per poi riapparire subito dopo e il neonato ride; in questo modo il piccolo ride della sua paura di aver perso la mamma e la esorcizza.

Sarà inoltre interessante raccontare ai bambini quali sono le tradizioni legate alla festa coinvolgendoli nella preparazione della famosa zucca o delle ricette, magari del proprio territorio, di dolcetti o piatti tipici tramandati dai nonni che festeggiavano questa ricorrenza già prima di noi.
Per stimolare la curiosità dei più grandi, che già conoscono un po' di geografia e storia, il sito web www.mammaebambino.pianetadonna.it in un articolo intitolato “Come raccontare la storia di Halloween ai bambini”, suggerisce di usare un planisfero per raccontare dove la festa di Halloween sia nata e come si sia poi diffusa nel mondo

Halloween è anche un momento di passaggio in cui si entra definitivamente nella parte oscura dell'anno, si parla di morte della natura e, per similitudine, di morte in senso più esteso (non a caso la Chiesa ha spostato la commemorazione dei defunti dal mese di maggio a questo periodo). Essendo una ricorrenza celebrata da tutta la comunità, la commemorazione dei defunti (e quindi il periodo di Halloween/Samhain) può essere il momento ideale per affrontare con i bambini il tema della morte. Magari durante l'ultimo anno il bambino ha perso una persona cara e ancora non capisce  bene cos'è successo, l'analogia col ciclo naturale di morte e rinascita può sicuramente aiutare in un argomento di difficile comprensione anche per gli adulti.

Ovviamente la questione va affrontata in maniera diversa a seconda dell'età del bambino:
in generale i bimbi più piccini si sentono confusi perché non capiscono cosa sia successo e chiedono solamente conforto; i bambini tra i 3 ed i 5 anni vedono la morte come una partenza momentanea e pensano che la persona morta tornerà (in particolare verso i 5 anni iniziano ad interessarsi di più all'aspetto biologico della morte). Tra i 7 e gli 8 anni hanno un'idea più realistica della morte: si interessano ai riti di sepoltura, ma ancora non sono in grado di identificare le proprie emozioni e questo li confonde al punto da poterli portare a sfogare la loro frustrazione con aggressività verso cose e persone.
Tra gli 8 e gli 11 anni vedono la morte sotto il punto di vista fisico ma ancora faticano e decifrare le loro emozioni; dopo gli 11 anni sono definitivamente adulti ed è necessario trattarli come tali.
In ogni caso, indipendentemente dall'età, è importante dire sempre la verità al bambino, dedicargli tempo per ascoltarlo e rispondere alle sue domande, anche con un semplice “non lo so” se non si conosce una risposta.

In conclusione, il modo migliore per esorcizzare le proprie paure, anche  quelle più innate come la morte e, più in generale, l'ignoto, è affrontarle in modo diretto e schietto, aiutati da un pizzico di ironia e umorismo.
Come dice la nonna saggia dei My Little Pony: “[Pinkie] sorridi al mostro, che non ti farà del male. Salta e scaccia la paura con la tua allegria!”


Le accuse su Halloween. La Verità.

di Alessandra Micheli 


Perché Halloween non è una festa delle nostre tradizioni

Halloween è ritenuta da molti una festa americana. E il fatto che venga amata e celebrata da noi italiani è considerata un’aberrazione. Come se, in fondo, l’Italia fosse un paese altro, distaccato dalle sue profonde radici europee. Questo perché da noi è molto presente la convinzione, erronea da un punto di vista storico antropologico, che le nostre radici siano cristiane e che pertanto dovremmo combattere ogni intromissione di culture diverse.

Questo è un errore non solo sociale e psicologico ma anche storico. Ritenere una società, un paese, il solo prodotto di un influenza culturale specifica è una distorsione intellettuale. Nessun origine è da ritenersi univoca. Per la sopravvivenza stessa dell’idea di cultura è necessario iniettare periodicamente nuova linfa vitale, nuovi valori e assunti sociali. Questo perché una società che si nutre solo di una cultura è condannata all’annientamento e alla stagnazione. Non solo. In ogni secoli, in ogni periodo storico si è assistito al fenomeno migratorio che ha portato a una commistione di culture, di incontri e scambi che hanno creato un ibrido culturale. In sostanza, storicamente, non esistono e non possono esistere origini pure ma origini formate nei secoli da sedimenti variegati di elementi diversi.
La festa di Halloween è l’esempio specifico di questa miscellanea culturale che come direbbe Franco Cardini[1]  è il vero punto di forza della sopravvivenza di stati e popoli, dell’arricchimento scientifico culturale e della sopravvivenza di tradizioni e valori[2].

Innanzitutto dobbiamo ricordarci come l’America ritenuta cosi lontana da noi sia un paese nato da uno straordinario ed effervescente incontro/scontro di popoli. I veri americani, coloro che essendo nati sul territorio specifico possono essere i cosiddetti nativi. Ma anche questo non è completamente vero. Se si risale nei secoli anche questi straordinari gruppi etnici hanno altre origini e si sono spostati nel continente durante un periodo specifico.  Andando a ritroso nel tempo si può assistere a una situazione quasi caotica, che ha spinto le popolazioni a spostarsi, ad adeguarsi a vivere in posti specifici in risposta a specifiche situazioni ambientali. Possiamo sospettare un’antica origine mitica (molti la ritengono probabile) di un popolo che abitando la terra abbia dato origine a diversi ceppi etnici. Ma anche qua siamo sulla scia del mitologico e poco dello scientifico.
Quello che possiamo sapere è che neanche i nativi americani sono direttamente originari dell’America cosi come noi la conosciamo, ma che sono arrivati dall’Asia quasi 20.000 anni fa. L’America è stato, infatti, l’ultimo continente a essere colonizzato dall’uomo. Certo è che quando Colombo si imbatté in questo continente poco conosciuto (in realtà prove storiche determinano che prima di Colombo ci fu una presenza vichinga e ancor prima Egizia) il ceppo nativo era presente già da tempo sul doppio del continente dall’estremo nord (stretto di Bering) all’estremo sud (Terra del Fuoco). In sostanza l’America è stato il crocevia di nuovi inizi da sempre. E l’immigrazione che l’ha interessata ha portato con sé un bagaglio di interessanti elementi religiosi e folcloristici che ha culminato con l’arrivo degli europei durante il fantastico tragitto della Mayflower.
Ribadisco. Europei, non stranieri. Popolazioni miste che avevano nelle loro antiche tradizioni, non offuscate dall’avvento della nuova religione, un retaggio quasi comune, denominato celtico ma che in realtà io definirei semplicemente pagano, ponendo l’attenzione sull’accezione totalmente "campagnola" del termine. Pagano, infatti, è un termine che semanticamente significa della campagna e che contraddistingue una precisa religiosità fatta di cicli naturali e di calendari scanditi dall’attività agricola.
Ora, se è vero che le identità sono indispensabili per potersi evolvere, ci si deve rendere conto del fatto che non esistono, se non nel mito e nell’utopia, culture e società prive di contaminazioni. Nessuno può vantare alcuna primigenia razza o cultura: le civiltà e le persone si incontrano, si scambiano anche senza volerlo e senza saperlo, si fondono, costumi e informazioni partecipano a:
un processo osmotico comune per quanto esso può subire accelerazioni o ritardi determinati dalle circostanze storiche o ambientali”[3] 
Riassumendo: i nostri antenati portano nel nuovo mondo foriero di possibilità una loro specifica tradizione culturale e sociale. 


Perché Halloween non può essere una festa satanica 

Mettiamoci d’accordo. O Halloween è una festa pagana o è satanica. Le due anime, infatti, non possono convivere assieme. Sono antitetiche e rappresentano due distinti modi di pensiero. Se la festa è pagana, significa che appartiene a una specifica tradizione agropastorale, come suggerisce il termine stesso pagano, paganus ossia della campagna, indica il civile, il campagnolo contrapposto al militare. A sua volta il termine latino pagus indica il villaggio. I villaggi erano in opposizione ai centri delle amministrazioni dell’impero romano, sia per cultura che per riti religiosi; mentre gli ultimi erano legati al culto imperiale, gli altri seguivano ancora antichi culti locali, di divinità agresti e ctonie. Il temine fu poi ripreso dal cristianesimo con il medesimo significato di opporre due diversissimi modi di pensiero tra i seguaci della nuova religione e gli eredi delle tradizioni politeiste, in biblico potremmo definirli gentili.
Se i pagani sono indicati come gli eredi di una specifica tradizione religiosa, che va dal culto arboreo al culto delle divinità femminili fino all’animismo, il satanismo è erede diretto della tradizione giudaico cristiana, laddove l’originario monoteismo in realtà spesso, sfociava con il dualismo di stampo iraniano.

Il termine satana deriva dall’ebraico sàtan. Essendo l’ebraico una lingua  che ha una forte componente geroglifica[4], essa si presta a una varietà notevole di significati. Pertanto Satan può assumere i significati di avversario, colui che si oppone, accusatore, contradditore osteggiatore e aggressore. Questo termine identificava uno o più angeli o divinità minori presenti nel Medio Oriente antico. Ha sicuramente origini nel monoteismo ebraico, ma sicuramente contiene innumerevoli influenze delle religioni caldee e soprattutto dello zoroastrismo.

Nelle religioni abramitiche assume l’incarnazione dell’agente del male in contrapposizione a Dio, sminuendo però la forza monoteistica dell’ebraismo. Se Dio infatti è considerato principio del bene e dell’armonia assoluta, unico creatore, contrapporgli una divinità altrettanto potente, sfocia, dunque nel politeismo più primitivo.  Giovanni Semerano[5] ne fa invece derivare il termine dal sumero sat-tam con il significato di controllore e capo di un’amministrazione assunto soltanto successivamente a divinità strettamente locale.  Lo spirito unico di questa oscura divinità fu poi accomunato alla divinità iraniana Arimah principio di caos e distruzione, faccia opposta della divinità di ordine e luce Ahura Mazda. Questo ci fa comprendere come l’élite religiosa ebraica fu profondamente influenzata dall’esilio di babilonese patito dal popolo ebraico. Fu a questo punto che tale élite sviluppò una complessa e, a volte, discordante  teologia morale basta sul dualismo (rinnegando quindi la precedente pretesa monoteistica) basata sull’eterna lotta bene/male giunta fino a noi.

Però, prima di questo esilio la figura di Satana era molto diversa.  Satana appare per la prima volta nella Torah in Numeri 22.2: 
La partenza di Balaam provocò lo sdegno di Dio. Balaam cavalcava l'asina, accompagnato da due servitori. L'angelo del Signore (satan שָׂטָ֣ן) andò a piazzarsi sulla strada per sbarrargli il passaggio.

Quindi la figura non è affatto contrapposta: esso è un angelo ((מַלְאַ֨ךְ, mal'akh) il cui scopo è porsi semplicemente come avversario contro Baalam. Esso assume il ruolo di inviato da Dio, del quale segue il comando, con l’obiettivo di impedire che Baalam segua una strada storta cadendo in errori irreparabili. Attraverso la provocazione l’avversario genere ira nella vittima che, però, si rende conto di tutto il progetto divino che sta alla base di quest’azione provocatoria.

Altra presenza è relativa alla figura di Satan nel libro di Giobbe al quale viene affidato il compito di verificare la fedeltà dell’uomo devoto del suo amore e della sua dedizione nei confronti del progetto di Dio. L’angelo funge quasi da controparte in una sorta di tribunale in cui Giobbe si trova a dover rispondere, di fatto, alla classe sacerdotale (rappresentante della mera devozione ortodossa) e alle provocazioni che Satan lancia per aiutare Giobbe a scavare dentro se stesso. La stessa figura di Satan, è stata anche chiamata Samael, considerato l’angelo distruttore che concorre alla morte dell’uomo; anche in questo ruolo, non è altro che un delegato dell’energia originaria che parte dal Dio unico.

In sostanza la figura originaria era molto diversa da quella che si sviluppo più tardi con il Cristianesimo di Paolo. Ricordiamo che Paolo, Saulo di Tarso, era un ebreo ellenizzato, che godeva della cittadinanza romana e che non conobbe mai direttamente Gesù. Nella sua conversione e nella sua teologia fu presente, quindi, un elemento profondamente estraneo alla cultura ebraica, esso sviluppò una teologia che prendeva spunto dalle religioni presenti nel mondo ellenico come lo Zoroastrismo e il culto di Mitra creando un qualcosa di innovativo e antico al tempo stesso, profondamente influenzato dal dualismo. Pertanto, la figura di Satana entrò a far parte del cosmo cristiano grazie anche ai padri della chiesa che lo identificarono con Lucifero, l’arcangelo più bello che peccò di superbia e blasfemia.
Possiamo definire, quindi, il satanista profondamente imbevuto nel microcosmo cattolico cristiano, ne condivide gli assunti e i protagonisti anche se in forma rovesciata e si discosta dalle primigenie religioni di stampo animista che rappresentavano il cosmo come un luogo in cui non vi era contrapposizione tra dimensioni o aspetti del creato, Bene e male, spirituale e terreno, tanto da essere definiti sistemi monisti.

Si può osservare come i due sistemi di pensiero siamo totalmente differenti, a volte incompatibili con un dualismo che, fu alla base delle prime religioni umane. Il senso di appartenenza a un mondo vasto, sfaccettato e onnicomprensivo diventò il primo modo di approccio dell’uomo verso il mondo che lo circondava. Essendo, dunque, un’antichissima forma di religiosità, anzi di sacro che condivideva la fede nell’esistenza di una rete di relazioni tra ogni sistema esistente, sia animale, ma anche materiale che dialogava costante mante con l’energia basilare, si può considerare il suo opposto, il monismo, una sorta di critica radicale del sistema antico. Il monismo critica fortemente il dualismo, o come viene chiamato oggi l’olismo, perché lo ritiene un antagonista. E per la sua natura “tirannica” il sistema di pensiero radicale e rigido rifiuta fortemente ogni confronto e ogni paternità che lo rende soltanto uno tra le forme possibili di pensiero sul mondo e l’universo. Il monismo deriva quindi dalla primitiva forma di concezione del mondo, una concezione quella pagana che, sulla base di innovativi studi scientifici e sulla base di nuove teorie sociologiche ( tra cui la cibernetica[6] e l’olismo[7] appunto) sta nuovamente riprendendo il suo posto tra non le tradizioni folcloristiche e mitologiche, ma tra i sistemi di pensiero ufficiali. 

Mentre il dualismo parte dalla contrapposizione netta - anche se Igor Sibaldi[8] ne rintraccia una sorta di accordo collaborativo verso l’evoluzione umana e cosmica - di due sistemi, di due concetti resi divini (spirito e materia , bene e male), il concetto filosofico monista rifiuta la separazione del tutto, in due unità distinte. 
Viene quindi postulata l’esistenza di un unico principio ontologico, chiamato essenza divina o energia divina che permea l’universo materiale di cui è riflesso e costituzione primaria. Le concezioni monistiche[9] non rifiutano la pluralità in sé, la molteplicità ma la considerano manifestazione sostanziale di un'unica entità che ne è origine e fine. Quindi la molteplicità fenomenica, così come il dualismo, sono soltanto i paraocchi con cui l’essere umano riesce a percepire il tutto, frutto però di una conoscenza fallace e illusoria. 
Halloween/ Samhain è il frutto di questa concezione monistica che fa sì che il tempo e lo spazio siano circolari, ricorrenti e appunto per questa capacità di manifestare il divino certe date non sono altro che porte con cui l’uomo può scrutare per un attimo la realtà dietro le pastoie della sua “specie”.

Quindi Halloween definita come festa pagana, non può essere considerata satanica nel senso corrente. Ovviamente, essendo un simbolo può sicuramente essere usata per qualsiasi scopo,  ma in questo centra l’uomo e le sue possibilità più che il simbolo stesso. É l’uso che l’uomo fa del simbolo a fare la differenza. Halloween si discosta profondamente, lo dico senza che la mia affermazione sia di contenuto valoriale, dalla emotività cattolico-cristiano. In Halloween e Samhain non c’è la venerazione del male poiché il male è considerato parte del tutto, non come essenza definita ma come, semmai, mancanza di conoscenza e consapevolezza del sistema cosmico.

Ecco che le accuse di satanismo perdono di consistenza, il satanismo è e resta una parte, oscura, rifiutata e ambigua di un preciso sistema valoriale che trova nel cristianesimo il suo referente. Se il satanista si oppone alle regole cristiane esso –usufruendo dei suoi simboli e della sua ritualità (seppur rovesciata) - in realtà ne è profondamente imbrigliato. 

Il satanismo si risolve come un contenitore in cui si riversa il gusto del proibito e del limite e di tutte le frustrazioni che, in un sistema in cui non c’è coscienza o gnosi ma solo proibizione, si ingigantiscono fino ad assumere il ruolo di ribellione allo status quo e alla morale, fino alle estreme conseguenze. La protesta anticlericale si riassume in una distorta ansia di rinnovamento che poco ha a che fare con il mondo vissuto dagli antichi politeisti. I politeisti erano profondamente immersi in un sistema interconnesso, responsabile e legato nei suoi aspetti al principio unico. Il satanismo pone se stesso al di fuori di questo sistema ponendosi in modo erroneo di fronte alla creazione. 


Halloween è una festa dedita a riti magici 

La confusione riguardo alla magia esiste da secoli. Magia e religione sono così separate oggi, così antitetiche che, se si vuole denigrare l’altro da sé, lo si accusa di atti magici, mentre nel mondo precristiano magia e religione erano profondamente connesse così come le sono ancora oggi in molte società tradizionali Ma cos’è davvero la magia? 
Il termine magia deriva dal greco mageia che indicava la dottrina dei magi, sacerdoti persiani di Zoroastro e che, successivamente, acquista il significato di incantesimo.
Ora anche il termine incantesimo è interessantissimo perché deriva dal latino incantare ossia recitare in forma cantata formule magiche o accezioni rituali di fede. L’incantesimo è il rito magico che, per mezzo della parola e del suono, si propone di entrare in contatto diretto con il divino. Tutte le religioni hanno l’incantesimo, ossia la formula rituale cantata: essa è la prima magia umana che passa per l’intonazione della voce, i misteri del suono e la consapevolezza dell’asserzione, che travalica le frontiere del numinoso per invadere con la sua potenza la realtà. 

La magia, quindi, è il metodo più antico di identificare i fenomeni fino a poterli dominare, fenomeni che, analizzati con i mezzi normali e comuni, non possono essere compresi né manipolati. Questa visione nasce da una concezione animistica dell’universo, dove tutto il creato, tutte le cose esistenti possiedano un principio vitale (anima o manà). Quest’azione ha una duplice faccia: tende sia a collaborare empaticamente con questo principio sia a forzarlo;  ha una parte di dialogo, ma anche di azione decisa e potente.

La religione si interessa del legame tra il mondo divino e quello umano, che viene tutelato e stimolato da precise azioni rituali da cui intende ottenere la benevolenza o evitare la loro ostilità; si tratta di un rapporto di sottomissione dove - più che erigersi a loro pari manipolando le forze - si tende a scendere a patti con esse mediante precise modalità di interazione. Si tratta di uno stesso principio ottenuto con due differenti modalità: attivo il primo e passivo il secondo.  Se la risoluzione del problema, ossia l’intelligibilità delle forze sovrannaturali, sono diversamente risolte, c’è da dire però che entrambe sono le stesse facce di una medesima medaglia: il sacro, quell’essenza di irrealtà, di immaginifico, di mistero e di straordinario che gli antichi popoli percepivano nel cosmo. Pertanto è facile trovare negli scritti sacri e nelle pratiche moderne molti esempi di atti di magia puri: possiamo citare Mosè con il roveto al centro di alte fiamme, la divisione del Mar Rosso (atto di magia perché forza eventi naturali)  soltanto con il tocco del suo bastone, le tavole della legge scritte dal dito di Dio e cosi via. Nel nuovo testamento troviamo innumerevoli esempi: la camminata sulle acque, moltiplicazione di cibo, risurrezione dei morti, guarigioni e tanti altri. 

Ma anche la richiesta di miracoli, eventi prodigiosi del mondo moderno dimostrano come esista una totale sovrapposizione di magia e religione da sempre; in entrambi i casi, l’uomo chiama a se qualcosa perché possa, con i dovuti modi, realizzare un desiderio nascosto.
Quindi perché accusare una semplice festività di qualcosa di naturalmente connesso con la profondità dell’animo umano?
Se la magia, per molti studiosi, si può considerare emanazione della religione o viceversa, l’accusa rivolta a Halloween perde di importanza. E’ un dato di fatto che il sacro si componga di due elementi per poter rendere merito della magnificenza dell’universo sospeso tra azione e stasi. Entrambe si pongono di fronte al mistero della creazione e dell’esistenza cercando di interpretarne non soltanto il volere ma anche la natura, per poter dialogare, esserne invasi e poter migliorare la vita emotiva e fisica dell’umanità. Come in cielo cosi in terra[10].

Halloween non va festeggiata perché festa nemica della civiltà cattolica 

Il problema della creazione di un nemico non va assolutamente sottovalutato. Questo perché fa parte di un ethos essenzialmente distorto, sono le cosiddette mentalità totalitarie ad aver bisogno di un nemico, reale o immaginario per potersi affermare e sostenere. Questo nemico metafisico è un ruolo sociale che in ogni secolo hanno interpretato, consenzienti o meno, eretici, streghe, etnie diverse, classi sociali e altre entità di uno stesso corpo sociale che sono stati “espulsi” per colpe reali o metafisiche.
L’opinione pubblica, guidata da interessi variegati si dirige quindi su una determinata minaccia come se, nonostante la liberazione che il laicismo ha operato nei popoli durante i secoli, fosse necessario per  la comunità trovare altre forme di conflittualità.
Perché quest’atteggiamento? Avere un nemico, qualcosa da combattere, in nome della Verità, è uno dei modi che un popolo ha di mantenere inalterata la sua identità. Come abbiamo visto non esiste un'identità pura, ma è un frutto di incontri, scontri, scambi, di educazione, di influssi ambientali che ne delinea i confini e ne struttura la forma. Creare l’antagonista, l’ostacolo, il contradditorio, misura in un certo grado il nostro sistema di valori e nell’affrontare il nostro valore. Pertanto, se il nemico con l’evolversi dei tempi non esiste, si tende a costruirlo separando una parte dell’organismo sociale e dotandolo di un'esacerbata caratteristica. Non sono designati come nemici soltanto i diversi, ma anche coloro che hanno un interesse nel rappresentare come minacciosi anche se non minacciano direttamente, facendo sì che la diversità reale o presunta ne risulti nell’immaginario come minacciosa. Esempio è il discorso di Tacito sugli ebrei: 

"Profano è per loro tutto quello che è sacro per noi e quanto è per noi impuro per loro è lecito» (e viene in mente il ripudio anglosassone per i mangiatori di rane francesi o quello tedesco per gli italiani che abusano d' aglio). Gli ebrei sono "strani" perché si astengono dalla carne di maiale, non mettono lievito nel pane, oziano il settimo giorno, si sposano solo tra loro, si circoncidono (si badi) non perché sia una norma igienica o religiosa, ma «per marcare la loro diversità», seppelliscono i morti e non venerano i nostri Cesari (...)".[11] 

La costruzione di un limite emotivo nasconde, però, il bisogno spasmodico dell’altro perché è l’altro che mi riconosce e mi identifica. La guerra che si scatena nei confini tra noi e l’altro che si trasforma in guerra valoriale bene/male nasconde l’aspirazione a cancellare l’ostacolo. L’altro, cioè, può riconoscermi soltanto se io vinco, peccato che nel momento in cui vinco annullando l’altro, il nemico, l’unico che può distinguermi e riconoscermi viene meno e quindi io resto nel limbo dell’oblio. La paura che guida questo meccanismo nasce dalla confusione che la modernità esercita sull’individuo di non avere più un io definito. Ecco perché si erigono rigidi confini, ci si chiude in stereotipi, si ghettizzano persone e festività che non sono più soltanto svaghi o venerazioni, ma veri e propri epicentri di significati.
Il mancato riconoscimento di sé porta all’identificazione di qualcuno o qualcosa come nemico, come ostile, come pericolo.
Halloween è una festa. Non è un bagaglio di significati. I significati vengono attribuiti dall’uomo. Le festività sono soltanto un modo per onorare un principio, una dimostrazione di gioia e ringraziamento, un istante per rinnovare un legame speciale con il cosmo con il tempo e con l’avvento delle stagioni. Non è il pericolo. Il pericolo è quando una semplice solennità religiosa o sacrale prende il posto di una mancanza sociale o personale. 


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[1] Franco Cardini è uno dei nostri maggiori storici italiani. Docente di storia medievale all’università di Firenze vanta un gran numero di pubblicazioni tra cui il libro citato “Noi e L’islam. Un incontro possibile?” edito da edizioni Laterza. Nel 2007 gli è stato assegnato il Premio Scanno. È stato vincitore dei seguenti premi: Repaci, Anghiari, Punta Ala (1985), nel 1987 del premio Circeo, del Comisso nel 1988, Tevere (1994), Columbus (1997), Firenze-Europa (1997), San Giovanni (2000), Chianciano-biografia (2000), “Fiorino d'Oro - Viareggio Carnevale” (2001), “Premio Internazionale Vanvitelli”(2001), “Capalbio” - Politica e Cultura (2001); Premio Europeo “Lorenzo il Magnifico” - Accademia Medicea Internazionale (2001); Premio letterario internazionale “Feudo di Maida”; IX Premio Internazionale di Saggistica “Salvatore Valitutti”; Premio Ernest Hemingway – Lignano Sabbiadoro 2004; Premio Accademia della Torre di Castruccio, Carrara, 2004; Premio Federichino – Jesi, 27.9.2004; Premio Internazionale Ultimo Novecento, XXVII Edizione, Pisa 27. 11. 2004; Premio “Medioevo Presente” del Comune di Monteriggioni, 2006; Premio speciale della Giuria “Il Molinello”, Rapolano Terme, 17.3.2007; Premio III Edizione Microfono di Cristallo “Umberto Benedetto” per la Radiofonia, Firenze, giugno 2007; nel 2007 Premio Scanno; nel 2008 Premio “Mino da Fiesole”; Premio Nazionale di cultura nel giornalismo, XX, edizione e “La Penna d'Oro”, Sezione scienza storica 2008; il Premio Mozart 2008. E ancora: fu insignito della Croce d'oro dell'Ordine della Guardia d'Onore dei santi martiri Agapito ed Alessandro dall'Esarca d'Italia della Chiesa greco-ortodossa tradizionale (28.9.2008) e del Premio delle Arti “Fiorentini nel Mondo” 2010 (25.3.2011). 
[2] Franco Cardini, Noi e L’islam,Laterza pag6-8 
[3] Franco Cardini, op. Cit pag. 12 
[4] Il “segreto” delle lingue geroglifiche , consiste nel fatto che :


1) Le lettere delle lingue geroglifiche avessero, ciascuna, un valore fonetico e insieme un significato compiuto;
2) Per conoscere davvero una lingua geroglifica bisogna conoscere perfettamente i significati delle lettere  e saperli interpretare, così da avere il senso intero, originario. Da http://www.harmakisedizioni.org/ 
[5]Semeraro (1911-2005) è stato un bibliotecario, filologo e linguista italiano, studioso delle antiche lingue europee e mesopotamiche. Autore di ampi dizionari etimologici di greco e latino in cui ha proposto una sua innovativa teoria delle origini della cultura europea, in base alla quale le lingue europee risultano così essere di provenienza mediterranea e fondamentalmente semitica. 
[6] Il termine cibernetica ha indicato, ed in parte indica anche tuttora, un vasto programma di ricerca interdisciplinare, rivolto allo studio matematico unitario degli organismi viventi e di sistemi sia naturali che artificiali, basato sugli strumenti concettuali sviluppati dalle tecnologie dell'autoregolazione, della comunicazione e del calcolo automatico. La cibernetica è nata dunque come un campo di studi comune tra la biologia, le scienze umane e l'ingegneria. L'ampiezza di questa prospettiva è tale da coinvolgere vari problemi di interesse filosofico; in particolare, dal punto di vista epistemologico, la cibernetica può essere caratterizzata come una nuova forma di riduzionismo, innovatrice rispetto alle forme tradizionali di materialismo per aver messo in luce l'importanza del concetto di informazione nell'intepretazione dei fenomeni della vita. Perché ciò sia reso possibile la cibernetica deve considerare l’universo come una grande rete di relazioni, influenze reciproche e di interconnessioni profonde, in cui quelle sottili reti sono le informazioni portate attraverso i vari settori dalla comunicazione. 
[7] L'olismo (dal greco όλος, cioè "la totalità", "globalità") è una posizione teorica basata sull'idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Dal punto di vista "olistico", la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente dalla somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un tipico esempio di struttura olistica è l'organismo biologico: un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un'unità-totalità non esprimibile con l'insieme delle parti che lo costituiscono. 
[8] Igor Sibaldi è uno scrittore e saggista italiano. Nato da madre russa e padre toscano, Sibaldi è studioso di teologia e storia delle religioni; è autore di opere sulle Sacre Scritture e sullo sciamanesimo, oltre che di opere di narrativa e teatro.
 [9] Per molti studiosi i celti erano fondamentalment di stampo monistico. A tal proposito si posso leggere i seguenti saggi: 
Jean Markale Il Cristianesimo celtico e le sue sopravvivenze popolari, edizioni Arkeios, John Donohue Anima Amica edizioni TEA, T.G.E. Powell i celti Uomo e mito edizioni Est, Ward Rutherford Trazioni celtiche Neri Pozza, John Mattews Sciamanesimo celtico Età dell’acquario, Brian Bates La sapienza di Avalon Rizzoli, Marc Questin Tradizione magica dei celti Atanor, Jan Filip I celti Newton e Compton, Stuart Piggot i druidi Newton e Cmopton, Anthony Duncan la Cristianità celtica Mondadori, Caitlin Mathhews I celti Xenia, Sabine Heinz i simboli dei celti il punto d’incontro edizioni, Riccardo Taraglio il vischio e la quercia Età dell’Acquario, Alexedei Kondratiev Il tempo dei celti Urra Edizioni, Laura Rangoni La magia dei celti Xenia, Adriano Gaspani L’astronomia dei celti Kletia Edizioni, Jean Markale il druidismo Mediterranee edizioni, Alwin Rees e Brnley Ress L’eredità celtica Mediteranee e Massimo Centini I celti Xenia Edizioni. 
[10] Corpus Hermeticum o Tavola smeraldina di ermete Trismegisto, Bombiani edizioni. 
[11] Tacito Historiae, libro V.



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