lunedì 22 ottobre 2018

Halloween: è davvero la festa di Samhain, «dio dei morti» e «signore della morte»?





*Nota delle admin: A seguito dell’articolo di Patty Wigington intitolato “No, Samhain non è un dio della morte, ecco perché” recentemente tradotto da noi, un nostro attento fan (studioso di miti celtici) ci ha scritto per farci notare che purtroppo vi sono diversi errori nel testo, poiché l’autrice non si è documentata a dovere. Si è quindi gentilmente offerto di scrivere egli stesso un articolo corretto sullo stesso argomento. Lo ringraziamo quindi per l’impegno e per questo fantastico articolo educativo.*


Halloween: è davvero la festa di Samhain, «dio dei morti» e «signore della morte»?
di Alessandro Zabini

Da parecchi anni è purtroppo assai diffusa in rete, anche in lingua italiana, l’opinione secondo cui gli antichi Celti avrebbero festeggiato a Samhain un «dio dei morti», «signore della morte», «signore dei morti», «principe delle tenebre», «dio delle tenebre», chiamato di volta in volta Samhain, Samhan o Saman, analogo a Satana e quindi malvagio e demoniaco.

Dal punto di vista cristiano, «oggi Halloween è una festa importante per i satanisti e corrisponde alla vigilia dell’anno nuovo secondo il “calendario delle streghe“. Il cristiano non può accettare tale festa, cos ì com’è proposta oggi, in quanto è legata strettamente ad atteggiamenti superstiziosi ed è contraria all’autentica vocazione cristiana», come ha stabilito la Conferenza Episcopale dell’Emilia Romagna.


Una delle figure utilizzate da questa propaganda è appunto quella di Samhain, creduto e presentato acriticamente come un nume del mito e della religione degli antichi Celti d’Irlanda, in nome del quale ad Halloween si sarebbero celebrati sacrifici umani e si sarebbero commesse turpi nefandezze d’ogni genere.

I cattolici italiani riprendono questa figura, creduta autentica persino da alcuni neopagani, dalla propaganda dei fondamentalisti cristiani americani, i quali la traggono da alcuni autori ottocenteschi, che a loro volta attingono a un’unica fonte, cioè Collectanea de Rebus Hibernicis (1786), di Charles Vallancey, in cui si trova tutto quello che in forma frammentaria e alterata continua tuttora a essere diffuso in Rete, sia in lingua italiana sia in lingua inglese. Secondo Vallancey, in novembre, mese del lutto e della intercessione dei vivi a beneficio delle anime dei defunti, Samhain, o Baal-Samhan, chiamava le anime a giudizio per stabilire, in base ai loro meriti o demeriti, se si sarebbero reincarnate in corpi umani oppure animali, e se sarebbero stati felici o infelici nella loro nuova dimora, ossia il mondo sublunare. Per questo Samhain era chiamato Balsab, ovvero Dominus Mortis, perché Bal significa «signore» e Sab significa «morte». La vigilia di Ognissanti era chiamata in Irlandese Oidhche Shamnha, ovvero la notte o vigilia di Samhain, e il giorno successivo si celebrava la grande festa di Samhain, con sacrifici offerti alle anime dei defunti. Paragonando Balsab, sinonimo di Samhain, al Fenicio, all’Ebraico e all’Arabo, Vallancey concludeva che era analogo a Baal-Zebub e quindi era Dominus Mortis. Dunque era anche Principe dei demoni, perché tale era Baal-Zebub per gli Ebrei, nonché per i Vangeli di Matteo (12:14) e di Luca (11:15).

L’opera di Vallancey era già superata e dimenticata nella seconda metà dell’Ottocento, quando studiosi competenti avevano ormai incominciato a indagare con strumenti e metodi adeguati la storia e la cultura celtiche. Oggi essa non può essere affatto considerata come documentazione attendibile di tradizioni autentiche. Infatti il presunto «dio della morte» celtico non è mai esistito e invano se ne cercherebbe traccia nella migliore saggistica sui miti, la storia, la letteratura e la cultura dei Celti.
Se Samhain, «dio dei morti», non è mai esistito e se Samhain non è la sua esecrabile festa, cos’è Samhain, cosa significa, com’era celebrata anticamente? Alcune risposte sono fornite dalla linguistica e dall’antica letteratura irlandese criticamente tradotta e interpretata dagli studiosi più esperti.

L’etimologia di Samhain (Irlandese moderno), o Samain (Irlandese antico) non è affatto certa. Quella che la interpreta come «fine dell’estate» è probabilmente un’etimologia arbitraria, a meno che «estate» si riferisca a tale stagione nel mondo degli immortali: quando «qui» è inverno, «là» è estate. 
Il significato originario di samain (che in relazione alle api significa «sciame») sembra essere stato «assemblea», nella fattispecie «assemblea, riunione, con i morti e con l’Aldilà»

Infatti Samain è un tempo al di fuori del tempo, un momento unico, la porta che nell’inverno nel mondo si apre sull’estate nell’Altromondo, offrendo al genere umano la possibilità di incontrare coloro che dimorano nei side, i luoghi oltremondani, e proprio questo la caratterizza nella letteratura irlandese medievale, la quale attinge a un’arcaica tradizione orale e mostra chiaramente quale significato avevano quei giorni nell’antica Irlanda.

In Airne Fingen (IX o X sec.) si narra che un tempo, quando Fingen mac Luchta vegliava la notte di Samuin sui colli di Druim Finghein, giunse una donna del sid, che sempre gli faceva visita a Samuin per narrargli quali meraviglie e quali prodigi avvenivano in Erin in quella notte sacra, da Samuin a Samuin. Il suo nome era Rothniamh, figlia di Umuild Urscothaigh di Sidh Cliach.

In Seirglige ConCulaind inso sis 7 oenet Emire (X-XI sec.) si narra: «Ogni anno gli Ulaid erano soliti festeggiare, e il periodo in cui festeggiavano era per tre giorni prima di Samain, e per tre giorni dopo quel giorno, e a Samain. E il periodo di cui si parla è quello in cui gli Ulaid solevano riunirsi in assemblea a Mag Muirthemne, e là erano soliti festeggiare ogni anno, e nulla facevano in quel periodo se non gare e giochi, e commerciare, e piaceri e divertimenti, e splendori e fasti, e banchettare e pasteggiare, e da questa loro usanza derivò la Festa di Samain, che oggi si celebra in tutta l’Irlanda» .

In Macgnimartha Finn inn so sis (XII sec.), racconto delle imprese giovanili di Finn mac Cumaill, si narra che ogni anno a Samain avveniva il corteggiamento di Ele, bellissima fanciulla la quale dimorava a Bri Ele, ovvero nel sid di Bri Ele, perché «i side d’Irlanda erano sempre aperti a Samain, giacché a Samain i side non potevano essere nascosti». Infatti per il feth fiada, dono d’invisibilità di Manannan, i side e i loro popoli erano sempre invisibili agli occhi umani, tranne a Samain.

Queste sono dunque alcune delle radici celtiche più antiche di Samhain, a cui Halloween in qualche modo può ancora rimandare.

Alessandro Zabini Bologna, 21 Ottobre 2018

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