venerdì 28 ottobre 2016

Le accuse su Halloween. La Verità.

di Alessandra Micheli 


Perché Halloween non è una festa delle nostre tradizioni

Halloween è ritenuta da molti una festa americana. E il fatto che venga amata e celebrata da noi italiani è considerata un’aberrazione. Come se, in fondo, l’Italia fosse un paese altro, distaccato dalle sue profonde radici europee. Questo perché da noi è molto presente la convinzione, erronea da un punto di vista storico antropologico, che le nostre radici siano cristiane e che pertanto dovremmo combattere ogni intromissione di culture diverse.

Questo è un errore non solo sociale e psicologico ma anche storico. Ritenere una società, un paese, il solo prodotto di un influenza culturale specifica è una distorsione intellettuale. Nessun origine è da ritenersi univoca. Per la sopravvivenza stessa dell’idea di cultura è necessario iniettare periodicamente nuova linfa vitale, nuovi valori e assunti sociali. Questo perché una società che si nutre solo di una cultura è condannata all’annientamento e alla stagnazione. Non solo. In ogni secoli, in ogni periodo storico si è assistito al fenomeno migratorio che ha portato a una commistione di culture, di incontri e scambi che hanno creato un ibrido culturale. In sostanza, storicamente, non esistono e non possono esistere origini pure ma origini formate nei secoli da sedimenti variegati di elementi diversi.
La festa di Halloween è l’esempio specifico di questa miscellanea culturale che come direbbe Franco Cardini[1]  è il vero punto di forza della sopravvivenza di stati e popoli, dell’arricchimento scientifico culturale e della sopravvivenza di tradizioni e valori[2].

Innanzitutto dobbiamo ricordarci come l’America ritenuta cosi lontana da noi sia un paese nato da uno straordinario ed effervescente incontro/scontro di popoli. I veri americani, coloro che essendo nati sul territorio specifico possono essere i cosiddetti nativi. Ma anche questo non è completamente vero. Se si risale nei secoli anche questi straordinari gruppi etnici hanno altre origini e si sono spostati nel continente durante un periodo specifico.  Andando a ritroso nel tempo si può assistere a una situazione quasi caotica, che ha spinto le popolazioni a spostarsi, ad adeguarsi a vivere in posti specifici in risposta a specifiche situazioni ambientali. Possiamo sospettare un’antica origine mitica (molti la ritengono probabile) di un popolo che abitando la terra abbia dato origine a diversi ceppi etnici. Ma anche qua siamo sulla scia del mitologico e poco dello scientifico.
Quello che possiamo sapere è che neanche i nativi americani sono direttamente originari dell’America cosi come noi la conosciamo, ma che sono arrivati dall’Asia quasi 20.000 anni fa. L’America è stato, infatti, l’ultimo continente a essere colonizzato dall’uomo. Certo è che quando Colombo si imbatté in questo continente poco conosciuto (in realtà prove storiche determinano che prima di Colombo ci fu una presenza vichinga e ancor prima Egizia) il ceppo nativo era presente già da tempo sul doppio del continente dall’estremo nord (stretto di Bering) all’estremo sud (Terra del Fuoco). In sostanza l’America è stato il crocevia di nuovi inizi da sempre. E l’immigrazione che l’ha interessata ha portato con sé un bagaglio di interessanti elementi religiosi e folcloristici che ha culminato con l’arrivo degli europei durante il fantastico tragitto della Mayflower.
Ribadisco. Europei, non stranieri. Popolazioni miste che avevano nelle loro antiche tradizioni, non offuscate dall’avvento della nuova religione, un retaggio quasi comune, denominato celtico ma che in realtà io definirei semplicemente pagano, ponendo l’attenzione sull’accezione totalmente "campagnola" del termine. Pagano, infatti, è un termine che semanticamente significa della campagna e che contraddistingue una precisa religiosità fatta di cicli naturali e di calendari scanditi dall’attività agricola.
Ora, se è vero che le identità sono indispensabili per potersi evolvere, ci si deve rendere conto del fatto che non esistono, se non nel mito e nell’utopia, culture e società prive di contaminazioni. Nessuno può vantare alcuna primigenia razza o cultura: le civiltà e le persone si incontrano, si scambiano anche senza volerlo e senza saperlo, si fondono, costumi e informazioni partecipano a:
un processo osmotico comune per quanto esso può subire accelerazioni o ritardi determinati dalle circostanze storiche o ambientali”[3] 
Riassumendo: i nostri antenati portano nel nuovo mondo foriero di possibilità una loro specifica tradizione culturale e sociale. 


Perché Halloween non può essere una festa satanica 

Mettiamoci d’accordo. O Halloween è una festa pagana o è satanica. Le due anime, infatti, non possono convivere assieme. Sono antitetiche e rappresentano due distinti modi di pensiero. Se la festa è pagana, significa che appartiene a una specifica tradizione agropastorale, come suggerisce il termine stesso pagano, paganus ossia della campagna, indica il civile, il campagnolo contrapposto al militare. A sua volta il termine latino pagus indica il villaggio. I villaggi erano in opposizione ai centri delle amministrazioni dell’impero romano, sia per cultura che per riti religiosi; mentre gli ultimi erano legati al culto imperiale, gli altri seguivano ancora antichi culti locali, di divinità agresti e ctonie. Il temine fu poi ripreso dal cristianesimo con il medesimo significato di opporre due diversissimi modi di pensiero tra i seguaci della nuova religione e gli eredi delle tradizioni politeiste, in biblico potremmo definirli gentili.
Se i pagani sono indicati come gli eredi di una specifica tradizione religiosa, che va dal culto arboreo al culto delle divinità femminili fino all’animismo, il satanismo è erede diretto della tradizione giudaico cristiana, laddove l’originario monoteismo in realtà spesso, sfociava con il dualismo di stampo iraniano.

Il termine satana deriva dall’ebraico sàtan. Essendo l’ebraico una lingua  che ha una forte componente geroglifica[4], essa si presta a una varietà notevole di significati. Pertanto Satan può assumere i significati di avversario, colui che si oppone, accusatore, contradditore osteggiatore e aggressore. Questo termine identificava uno o più angeli o divinità minori presenti nel Medio Oriente antico. Ha sicuramente origini nel monoteismo ebraico, ma sicuramente contiene innumerevoli influenze delle religioni caldee e soprattutto dello zoroastrismo.

Nelle religioni abramitiche assume l’incarnazione dell’agente del male in contrapposizione a Dio, sminuendo però la forza monoteistica dell’ebraismo. Se Dio infatti è considerato principio del bene e dell’armonia assoluta, unico creatore, contrapporgli una divinità altrettanto potente, sfocia, dunque nel politeismo più primitivo.  Giovanni Semerano[5] ne fa invece derivare il termine dal sumero sat-tam con il significato di controllore e capo di un’amministrazione assunto soltanto successivamente a divinità strettamente locale.  Lo spirito unico di questa oscura divinità fu poi accomunato alla divinità iraniana Arimah principio di caos e distruzione, faccia opposta della divinità di ordine e luce Ahura Mazda. Questo ci fa comprendere come l’élite religiosa ebraica fu profondamente influenzata dall’esilio di babilonese patito dal popolo ebraico. Fu a questo punto che tale élite sviluppò una complessa e, a volte, discordante  teologia morale basta sul dualismo (rinnegando quindi la precedente pretesa monoteistica) basata sull’eterna lotta bene/male giunta fino a noi.

Però, prima di questo esilio la figura di Satana era molto diversa.  Satana appare per la prima volta nella Torah in Numeri 22.2: 
La partenza di Balaam provocò lo sdegno di Dio. Balaam cavalcava l'asina, accompagnato da due servitori. L'angelo del Signore (satan שָׂטָ֣ן) andò a piazzarsi sulla strada per sbarrargli il passaggio.

Quindi la figura non è affatto contrapposta: esso è un angelo ((מַלְאַ֨ךְ, mal'akh) il cui scopo è porsi semplicemente come avversario contro Baalam. Esso assume il ruolo di inviato da Dio, del quale segue il comando, con l’obiettivo di impedire che Baalam segua una strada storta cadendo in errori irreparabili. Attraverso la provocazione l’avversario genere ira nella vittima che, però, si rende conto di tutto il progetto divino che sta alla base di quest’azione provocatoria.

Altra presenza è relativa alla figura di Satan nel libro di Giobbe al quale viene affidato il compito di verificare la fedeltà dell’uomo devoto del suo amore e della sua dedizione nei confronti del progetto di Dio. L’angelo funge quasi da controparte in una sorta di tribunale in cui Giobbe si trova a dover rispondere, di fatto, alla classe sacerdotale (rappresentante della mera devozione ortodossa) e alle provocazioni che Satan lancia per aiutare Giobbe a scavare dentro se stesso. La stessa figura di Satan, è stata anche chiamata Samael, considerato l’angelo distruttore che concorre alla morte dell’uomo; anche in questo ruolo, non è altro che un delegato dell’energia originaria che parte dal Dio unico.

In sostanza la figura originaria era molto diversa da quella che si sviluppo più tardi con il Cristianesimo di Paolo. Ricordiamo che Paolo, Saulo di Tarso, era un ebreo ellenizzato, che godeva della cittadinanza romana e che non conobbe mai direttamente Gesù. Nella sua conversione e nella sua teologia fu presente, quindi, un elemento profondamente estraneo alla cultura ebraica, esso sviluppò una teologia che prendeva spunto dalle religioni presenti nel mondo ellenico come lo Zoroastrismo e il culto di Mitra creando un qualcosa di innovativo e antico al tempo stesso, profondamente influenzato dal dualismo. Pertanto, la figura di Satana entrò a far parte del cosmo cristiano grazie anche ai padri della chiesa che lo identificarono con Lucifero, l’arcangelo più bello che peccò di superbia e blasfemia.
Possiamo definire, quindi, il satanista profondamente imbevuto nel microcosmo cattolico cristiano, ne condivide gli assunti e i protagonisti anche se in forma rovesciata e si discosta dalle primigenie religioni di stampo animista che rappresentavano il cosmo come un luogo in cui non vi era contrapposizione tra dimensioni o aspetti del creato, Bene e male, spirituale e terreno, tanto da essere definiti sistemi monisti.

Si può osservare come i due sistemi di pensiero siamo totalmente differenti, a volte incompatibili con un dualismo che, fu alla base delle prime religioni umane. Il senso di appartenenza a un mondo vasto, sfaccettato e onnicomprensivo diventò il primo modo di approccio dell’uomo verso il mondo che lo circondava. Essendo, dunque, un’antichissima forma di religiosità, anzi di sacro che condivideva la fede nell’esistenza di una rete di relazioni tra ogni sistema esistente, sia animale, ma anche materiale che dialogava costante mante con l’energia basilare, si può considerare il suo opposto, il monismo, una sorta di critica radicale del sistema antico. Il monismo critica fortemente il dualismo, o come viene chiamato oggi l’olismo, perché lo ritiene un antagonista. E per la sua natura “tirannica” il sistema di pensiero radicale e rigido rifiuta fortemente ogni confronto e ogni paternità che lo rende soltanto uno tra le forme possibili di pensiero sul mondo e l’universo. Il monismo deriva quindi dalla primitiva forma di concezione del mondo, una concezione quella pagana che, sulla base di innovativi studi scientifici e sulla base di nuove teorie sociologiche ( tra cui la cibernetica[6] e l’olismo[7] appunto) sta nuovamente riprendendo il suo posto tra non le tradizioni folcloristiche e mitologiche, ma tra i sistemi di pensiero ufficiali. 

Mentre il dualismo parte dalla contrapposizione netta - anche se Igor Sibaldi[8] ne rintraccia una sorta di accordo collaborativo verso l’evoluzione umana e cosmica - di due sistemi, di due concetti resi divini (spirito e materia , bene e male), il concetto filosofico monista rifiuta la separazione del tutto, in due unità distinte. 
Viene quindi postulata l’esistenza di un unico principio ontologico, chiamato essenza divina o energia divina che permea l’universo materiale di cui è riflesso e costituzione primaria. Le concezioni monistiche[9] non rifiutano la pluralità in sé, la molteplicità ma la considerano manifestazione sostanziale di un'unica entità che ne è origine e fine. Quindi la molteplicità fenomenica, così come il dualismo, sono soltanto i paraocchi con cui l’essere umano riesce a percepire il tutto, frutto però di una conoscenza fallace e illusoria. 
Halloween/ Samhain è il frutto di questa concezione monistica che fa sì che il tempo e lo spazio siano circolari, ricorrenti e appunto per questa capacità di manifestare il divino certe date non sono altro che porte con cui l’uomo può scrutare per un attimo la realtà dietro le pastoie della sua “specie”.

Quindi Halloween definita come festa pagana, non può essere considerata satanica nel senso corrente. Ovviamente, essendo un simbolo può sicuramente essere usata per qualsiasi scopo,  ma in questo centra l’uomo e le sue possibilità più che il simbolo stesso. É l’uso che l’uomo fa del simbolo a fare la differenza. Halloween si discosta profondamente, lo dico senza che la mia affermazione sia di contenuto valoriale, dalla emotività cattolico-cristiano. In Halloween e Samhain non c’è la venerazione del male poiché il male è considerato parte del tutto, non come essenza definita ma come, semmai, mancanza di conoscenza e consapevolezza del sistema cosmico.

Ecco che le accuse di satanismo perdono di consistenza, il satanismo è e resta una parte, oscura, rifiutata e ambigua di un preciso sistema valoriale che trova nel cristianesimo il suo referente. Se il satanista si oppone alle regole cristiane esso –usufruendo dei suoi simboli e della sua ritualità (seppur rovesciata) - in realtà ne è profondamente imbrigliato. 

Il satanismo si risolve come un contenitore in cui si riversa il gusto del proibito e del limite e di tutte le frustrazioni che, in un sistema in cui non c’è coscienza o gnosi ma solo proibizione, si ingigantiscono fino ad assumere il ruolo di ribellione allo status quo e alla morale, fino alle estreme conseguenze. La protesta anticlericale si riassume in una distorta ansia di rinnovamento che poco ha a che fare con il mondo vissuto dagli antichi politeisti. I politeisti erano profondamente immersi in un sistema interconnesso, responsabile e legato nei suoi aspetti al principio unico. Il satanismo pone se stesso al di fuori di questo sistema ponendosi in modo erroneo di fronte alla creazione. 


Halloween è una festa dedita a riti magici 

La confusione riguardo alla magia esiste da secoli. Magia e religione sono così separate oggi, così antitetiche che, se si vuole denigrare l’altro da sé, lo si accusa di atti magici, mentre nel mondo precristiano magia e religione erano profondamente connesse così come le sono ancora oggi in molte società tradizionali Ma cos’è davvero la magia? 
Il termine magia deriva dal greco mageia che indicava la dottrina dei magi, sacerdoti persiani di Zoroastro e che, successivamente, acquista il significato di incantesimo.
Ora anche il termine incantesimo è interessantissimo perché deriva dal latino incantare ossia recitare in forma cantata formule magiche o accezioni rituali di fede. L’incantesimo è il rito magico che, per mezzo della parola e del suono, si propone di entrare in contatto diretto con il divino. Tutte le religioni hanno l’incantesimo, ossia la formula rituale cantata: essa è la prima magia umana che passa per l’intonazione della voce, i misteri del suono e la consapevolezza dell’asserzione, che travalica le frontiere del numinoso per invadere con la sua potenza la realtà. 

La magia, quindi, è il metodo più antico di identificare i fenomeni fino a poterli dominare, fenomeni che, analizzati con i mezzi normali e comuni, non possono essere compresi né manipolati. Questa visione nasce da una concezione animistica dell’universo, dove tutto il creato, tutte le cose esistenti possiedano un principio vitale (anima o manà). Quest’azione ha una duplice faccia: tende sia a collaborare empaticamente con questo principio sia a forzarlo;  ha una parte di dialogo, ma anche di azione decisa e potente.

La religione si interessa del legame tra il mondo divino e quello umano, che viene tutelato e stimolato da precise azioni rituali da cui intende ottenere la benevolenza o evitare la loro ostilità; si tratta di un rapporto di sottomissione dove - più che erigersi a loro pari manipolando le forze - si tende a scendere a patti con esse mediante precise modalità di interazione. Si tratta di uno stesso principio ottenuto con due differenti modalità: attivo il primo e passivo il secondo.  Se la risoluzione del problema, ossia l’intelligibilità delle forze sovrannaturali, sono diversamente risolte, c’è da dire però che entrambe sono le stesse facce di una medesima medaglia: il sacro, quell’essenza di irrealtà, di immaginifico, di mistero e di straordinario che gli antichi popoli percepivano nel cosmo. Pertanto è facile trovare negli scritti sacri e nelle pratiche moderne molti esempi di atti di magia puri: possiamo citare Mosè con il roveto al centro di alte fiamme, la divisione del Mar Rosso (atto di magia perché forza eventi naturali)  soltanto con il tocco del suo bastone, le tavole della legge scritte dal dito di Dio e cosi via. Nel nuovo testamento troviamo innumerevoli esempi: la camminata sulle acque, moltiplicazione di cibo, risurrezione dei morti, guarigioni e tanti altri. 

Ma anche la richiesta di miracoli, eventi prodigiosi del mondo moderno dimostrano come esista una totale sovrapposizione di magia e religione da sempre; in entrambi i casi, l’uomo chiama a se qualcosa perché possa, con i dovuti modi, realizzare un desiderio nascosto.
Quindi perché accusare una semplice festività di qualcosa di naturalmente connesso con la profondità dell’animo umano?
Se la magia, per molti studiosi, si può considerare emanazione della religione o viceversa, l’accusa rivolta a Halloween perde di importanza. E’ un dato di fatto che il sacro si componga di due elementi per poter rendere merito della magnificenza dell’universo sospeso tra azione e stasi. Entrambe si pongono di fronte al mistero della creazione e dell’esistenza cercando di interpretarne non soltanto il volere ma anche la natura, per poter dialogare, esserne invasi e poter migliorare la vita emotiva e fisica dell’umanità. Come in cielo cosi in terra[10].

Halloween non va festeggiata perché festa nemica della civiltà cattolica 

Il problema della creazione di un nemico non va assolutamente sottovalutato. Questo perché fa parte di un ethos essenzialmente distorto, sono le cosiddette mentalità totalitarie ad aver bisogno di un nemico, reale o immaginario per potersi affermare e sostenere. Questo nemico metafisico è un ruolo sociale che in ogni secolo hanno interpretato, consenzienti o meno, eretici, streghe, etnie diverse, classi sociali e altre entità di uno stesso corpo sociale che sono stati “espulsi” per colpe reali o metafisiche.
L’opinione pubblica, guidata da interessi variegati si dirige quindi su una determinata minaccia come se, nonostante la liberazione che il laicismo ha operato nei popoli durante i secoli, fosse necessario per  la comunità trovare altre forme di conflittualità.
Perché quest’atteggiamento? Avere un nemico, qualcosa da combattere, in nome della Verità, è uno dei modi che un popolo ha di mantenere inalterata la sua identità. Come abbiamo visto non esiste un'identità pura, ma è un frutto di incontri, scontri, scambi, di educazione, di influssi ambientali che ne delinea i confini e ne struttura la forma. Creare l’antagonista, l’ostacolo, il contradditorio, misura in un certo grado il nostro sistema di valori e nell’affrontare il nostro valore. Pertanto, se il nemico con l’evolversi dei tempi non esiste, si tende a costruirlo separando una parte dell’organismo sociale e dotandolo di un'esacerbata caratteristica. Non sono designati come nemici soltanto i diversi, ma anche coloro che hanno un interesse nel rappresentare come minacciosi anche se non minacciano direttamente, facendo sì che la diversità reale o presunta ne risulti nell’immaginario come minacciosa. Esempio è il discorso di Tacito sugli ebrei: 

"Profano è per loro tutto quello che è sacro per noi e quanto è per noi impuro per loro è lecito» (e viene in mente il ripudio anglosassone per i mangiatori di rane francesi o quello tedesco per gli italiani che abusano d' aglio). Gli ebrei sono "strani" perché si astengono dalla carne di maiale, non mettono lievito nel pane, oziano il settimo giorno, si sposano solo tra loro, si circoncidono (si badi) non perché sia una norma igienica o religiosa, ma «per marcare la loro diversità», seppelliscono i morti e non venerano i nostri Cesari (...)".[11] 

La costruzione di un limite emotivo nasconde, però, il bisogno spasmodico dell’altro perché è l’altro che mi riconosce e mi identifica. La guerra che si scatena nei confini tra noi e l’altro che si trasforma in guerra valoriale bene/male nasconde l’aspirazione a cancellare l’ostacolo. L’altro, cioè, può riconoscermi soltanto se io vinco, peccato che nel momento in cui vinco annullando l’altro, il nemico, l’unico che può distinguermi e riconoscermi viene meno e quindi io resto nel limbo dell’oblio. La paura che guida questo meccanismo nasce dalla confusione che la modernità esercita sull’individuo di non avere più un io definito. Ecco perché si erigono rigidi confini, ci si chiude in stereotipi, si ghettizzano persone e festività che non sono più soltanto svaghi o venerazioni, ma veri e propri epicentri di significati.
Il mancato riconoscimento di sé porta all’identificazione di qualcuno o qualcosa come nemico, come ostile, come pericolo.
Halloween è una festa. Non è un bagaglio di significati. I significati vengono attribuiti dall’uomo. Le festività sono soltanto un modo per onorare un principio, una dimostrazione di gioia e ringraziamento, un istante per rinnovare un legame speciale con il cosmo con il tempo e con l’avvento delle stagioni. Non è il pericolo. Il pericolo è quando una semplice solennità religiosa o sacrale prende il posto di una mancanza sociale o personale. 


__________________________________________________________________________________
[1] Franco Cardini è uno dei nostri maggiori storici italiani. Docente di storia medievale all’università di Firenze vanta un gran numero di pubblicazioni tra cui il libro citato “Noi e L’islam. Un incontro possibile?” edito da edizioni Laterza. Nel 2007 gli è stato assegnato il Premio Scanno. È stato vincitore dei seguenti premi: Repaci, Anghiari, Punta Ala (1985), nel 1987 del premio Circeo, del Comisso nel 1988, Tevere (1994), Columbus (1997), Firenze-Europa (1997), San Giovanni (2000), Chianciano-biografia (2000), “Fiorino d'Oro - Viareggio Carnevale” (2001), “Premio Internazionale Vanvitelli”(2001), “Capalbio” - Politica e Cultura (2001); Premio Europeo “Lorenzo il Magnifico” - Accademia Medicea Internazionale (2001); Premio letterario internazionale “Feudo di Maida”; IX Premio Internazionale di Saggistica “Salvatore Valitutti”; Premio Ernest Hemingway – Lignano Sabbiadoro 2004; Premio Accademia della Torre di Castruccio, Carrara, 2004; Premio Federichino – Jesi, 27.9.2004; Premio Internazionale Ultimo Novecento, XXVII Edizione, Pisa 27. 11. 2004; Premio “Medioevo Presente” del Comune di Monteriggioni, 2006; Premio speciale della Giuria “Il Molinello”, Rapolano Terme, 17.3.2007; Premio III Edizione Microfono di Cristallo “Umberto Benedetto” per la Radiofonia, Firenze, giugno 2007; nel 2007 Premio Scanno; nel 2008 Premio “Mino da Fiesole”; Premio Nazionale di cultura nel giornalismo, XX, edizione e “La Penna d'Oro”, Sezione scienza storica 2008; il Premio Mozart 2008. E ancora: fu insignito della Croce d'oro dell'Ordine della Guardia d'Onore dei santi martiri Agapito ed Alessandro dall'Esarca d'Italia della Chiesa greco-ortodossa tradizionale (28.9.2008) e del Premio delle Arti “Fiorentini nel Mondo” 2010 (25.3.2011). 
[2] Franco Cardini, Noi e L’islam,Laterza pag6-8 
[3] Franco Cardini, op. Cit pag. 12 
[4] Il “segreto” delle lingue geroglifiche , consiste nel fatto che :


1) Le lettere delle lingue geroglifiche avessero, ciascuna, un valore fonetico e insieme un significato compiuto;
2) Per conoscere davvero una lingua geroglifica bisogna conoscere perfettamente i significati delle lettere  e saperli interpretare, così da avere il senso intero, originario. Da http://www.harmakisedizioni.org/ 
[5]Semeraro (1911-2005) è stato un bibliotecario, filologo e linguista italiano, studioso delle antiche lingue europee e mesopotamiche. Autore di ampi dizionari etimologici di greco e latino in cui ha proposto una sua innovativa teoria delle origini della cultura europea, in base alla quale le lingue europee risultano così essere di provenienza mediterranea e fondamentalmente semitica. 
[6] Il termine cibernetica ha indicato, ed in parte indica anche tuttora, un vasto programma di ricerca interdisciplinare, rivolto allo studio matematico unitario degli organismi viventi e di sistemi sia naturali che artificiali, basato sugli strumenti concettuali sviluppati dalle tecnologie dell'autoregolazione, della comunicazione e del calcolo automatico. La cibernetica è nata dunque come un campo di studi comune tra la biologia, le scienze umane e l'ingegneria. L'ampiezza di questa prospettiva è tale da coinvolgere vari problemi di interesse filosofico; in particolare, dal punto di vista epistemologico, la cibernetica può essere caratterizzata come una nuova forma di riduzionismo, innovatrice rispetto alle forme tradizionali di materialismo per aver messo in luce l'importanza del concetto di informazione nell'intepretazione dei fenomeni della vita. Perché ciò sia reso possibile la cibernetica deve considerare l’universo come una grande rete di relazioni, influenze reciproche e di interconnessioni profonde, in cui quelle sottili reti sono le informazioni portate attraverso i vari settori dalla comunicazione. 
[7] L'olismo (dal greco όλος, cioè "la totalità", "globalità") è una posizione teorica basata sull'idea che le proprietà di un sistema non possono essere spiegate esclusivamente tramite le sue componenti. Dal punto di vista "olistico", la sommatoria funzionale delle parti è sempre maggiore/differente dalla somma delle prestazioni delle parti prese singolarmente. Un tipico esempio di struttura olistica è l'organismo biologico: un essere vivente, in quanto tale, va considerato sempre come un'unità-totalità non esprimibile con l'insieme delle parti che lo costituiscono. 
[8] Igor Sibaldi è uno scrittore e saggista italiano. Nato da madre russa e padre toscano, Sibaldi è studioso di teologia e storia delle religioni; è autore di opere sulle Sacre Scritture e sullo sciamanesimo, oltre che di opere di narrativa e teatro.
 [9] Per molti studiosi i celti erano fondamentalment di stampo monistico. A tal proposito si posso leggere i seguenti saggi: 
Jean Markale Il Cristianesimo celtico e le sue sopravvivenze popolari, edizioni Arkeios, John Donohue Anima Amica edizioni TEA, T.G.E. Powell i celti Uomo e mito edizioni Est, Ward Rutherford Trazioni celtiche Neri Pozza, John Mattews Sciamanesimo celtico Età dell’acquario, Brian Bates La sapienza di Avalon Rizzoli, Marc Questin Tradizione magica dei celti Atanor, Jan Filip I celti Newton e Compton, Stuart Piggot i druidi Newton e Cmopton, Anthony Duncan la Cristianità celtica Mondadori, Caitlin Mathhews I celti Xenia, Sabine Heinz i simboli dei celti il punto d’incontro edizioni, Riccardo Taraglio il vischio e la quercia Età dell’Acquario, Alexedei Kondratiev Il tempo dei celti Urra Edizioni, Laura Rangoni La magia dei celti Xenia, Adriano Gaspani L’astronomia dei celti Kletia Edizioni, Jean Markale il druidismo Mediterranee edizioni, Alwin Rees e Brnley Ress L’eredità celtica Mediteranee e Massimo Centini I celti Xenia Edizioni. 
[10] Corpus Hermeticum o Tavola smeraldina di ermete Trismegisto, Bombiani edizioni. 
[11] Tacito Historiae, libro V.



.

Nessun commento:

Posta un commento