giovedì 27 ottobre 2016

Halloween, l’antica festa del tempo che scorre


di Beatrice Della Bella




Pronti per Halloween?
Nessuna “americanata”: stiamo parlando semplicemente di quello che potremmo definire il corrispettivo laico e mondano di Samhain, uno dei principali Sabba della tradizione precristiana.
No, non stiamo parlando di riti satanici o altre fantasiose e terrifiche diavolerie: un Sabba è molto semplicemente una di quelle naturali tappe che scandiscono l’anno solare, momenti di cui approfittare per armonizzare i nostri cicli interiori con quelli della natura. Un tempo tutto questo era più semplice, quando le comunità umane vivevano in simbiosi con la natura e le sue fasi, ma i Sabba ci ricordano che possiamo ancora farlo e ritrovare il nostro equilibrio.

Quali sono?
Innanzitutto, naturalmente, l’avvicendarsi delle stagioni con solstizi ed equinozi: inverno (Yule), primavera (Oestara), estate (Litha) e autunno (Mabon).
A questi momenti, se ne aggiungono altri quattro: Imbolc, la prima festa di luce che segna in febbraio il timido ritorno della bella stagione; Beltane, il primo maggio, con la ripresa delle attività legate alla terra e in generale di tutto ciò che è fertilità e creatività; Lughnasad, la prima festa del raccolto, quello di agosto, in attesa del grande raccolto di settembre; e infine Samhain appunto, che nella tradizione celtica rappresenta la fine e l’inizio dell’anno (che solo per convenzione è stato fissato dal calendario romano, e poi conseguentemente da noi adottato, al Primo Gennaio).

In verità, delle festività appena citate solo quattro sono realmente attestate nella tradizione celtica, e sono le cosiddette feste del fuoco (Samhain, Imbolc, Beltane, Lughnasad): tutte occasioni in cui, nel corso del rituale, vengono accesi appunto fuochi e falò a scopo liberatorio e purificatorio. Le altre, sebbene associate a importanti ricorrenze quali appunto solstizi ed equinozi, appartengono a una tradizione più recente e più in particolare (anche se non in via esclusiva) alla Wicca, religione neo-pagana codificata nel 1954 da Gerald Gardner.

Samhain, dunque, l’inizio dell’anno. Un passaggio importante perché segna l’ingresso (finita l’estate) nel semestre oscuro dell’anno: l’ultimo raccolto è stato fatto a settembre, e sia l’uomo che la natura si preparano al riposo invernale.
Paradossalmente, nella nostra società facciamo proprio l’inverso: riposiamo in estate, e lavoriamo in inverno… curioso, vero? 

È vero che, almeno da noi, vige un clima temperato, ed è vero che durante l’estate il caldo spesso eccessivo rende faticosa qualsiasi attività lavorativa. Rimane però comunque curioso come ci siamo imposti di impegnarci più alacremente nelle nostre attività proprio nel momento in cui la natura tutta ci spinge al letargo, al sonno, alla quiete. Proprio quando, con la stagione fredda, dovremmo tenere per noi le energie anziché disperderle!
E Samhain ci ricorda proprio questo: ci dice di fermarci, di riposare, di guardare dentro noi stessi, chiudere vecchi conti per aprirne di nuovi.
E non a caso nelle terre irlandesi, dove ha origine questa festività, si spegneva il Fuoco Sacro sull’altare per riaccenderlo poi al mattino seguente. Un rito molto simile a quelli che oggi, più o meno consapevolmente, si fanno la notte di San Silvestro coi giochi pirotecnici, non è vero?
Proprio perché ci avviciniamo alla parte buia, introspettiva dell’anno, di raccoglimento se vogliamo, Samhain era (ed è) anche il momento per onorare i defunti e gli antenati.

Poi cos’è successo?
Poi è arrivato il Cristianesimo che, per favorire la conversione dei Celti, che rifiutavano di abbandonare le proprie tradizioni, ha inglobato e modificato questa importante festività per avvicinarla più alle sue corde. Nasce così, nell’ottavo secolo, la festa di Ognissanti, il primo novembre, spostando in questo giorno la celebrazione dei primi martiri cristiani (che cadeva in maggio) e unendola ai rituali druidici del 31 ottobre che onoravano appunto i defunti.

E Halloween?
È presto detto.
La festività, proprio perché separata di forza dal suo contesto religioso e tradizionale d’origine, col tempo cambia i suoi connotati, diventa un momento ludico, una sorta di Carnevale, perde la sua valenza religiosa e mistica.
Nel frattempo, la Chiesa ha dato via via un’impronta sempre più diabolica alle divinità ed alle forze spirituali della religione che aveva soppiantato, identificandole con manifestazioni del diavolo (figura che in quelle tradizioni non esisteva affatto).
Appaiono così, ad Halloween, rappresentazioni di fantasmi, scheletri, diavoli e altre creature maligne.
Ora noi però lo sappiamo che è solo un gioco, un piccolo carnevale per esorcizzare il passaggio all’inverno, al buio, che da sempre all’uomo fa un po’ paura. Un gioco che però ha radici molto antiche, in una festività sacra che aiutava l’uomo in questo delicato momento di passaggio, gli permetteva di guardare senza paura dentro se stesso e ritrovare le proprie radici nel ricordo di chi aveva camminato la sua terra prima di lui.

E poi c’è chi Samhain lo celebra ancora, e lo fa molto semplicemente onorando e ricordando i propri cari defunti, e cercando con rituali più o meno articolati di lasciarsi alle spalle quello che dell’anno precedente non trova più spazio nella propria vita sperando, dopo il letargo, di rinascere come la natura a primavera


Breve bibliografia:
Alexei Kondratiev, Celtic Rituals
Kris Waldherr, La dea interiore
Nicholas Rogers, Halloween: From Pagan Ritual to Party Night
Roberto Fattore, Feste Pagane
Starhawk, La Danza a Spirale

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