mercoledì 19 ottobre 2016

Ecco perché dovresti lasciare che tuo figlio festeggi Halloween all’asilo

di Monica Pessognelli


Da tempo ormai non è più così insolito vedere gente in maschera gironzolare la notte del 31 ottobre; zucche intagliate in modo sempre più fantasioso fanno capolino da riviste e blog e costumi spaventosi riempiono gli scaffali dei negozi già da qualche settimana.

È un luogo comune molto diffuso credere che Halloween sia una festa importata dagli Stati Uniti, ma è bene sapere che le sue radici affondano proprio qui, nella nostra Europa, nei paesi di tradizione celtica, ed è sbarcata in America solo moltissimo tempo dopo, con i primi coloni.
A creare ancora più confusione sono i numerosi volantini e opuscoli informativi, cattolici e non, che ogni anno in questo periodo, invitano a prendere le distanze da questa festa, per difendere i più piccoli da una celebrazione che avrebbe uno sfondo “satanico”.
Ma è davvero così?
Le informazioni che circolano in rete sono molte, spesso incomplete o totalmente inesatte; per fare chiarezza una volta per tutte su questa tematica ho intervistato Roberta Crippa, insegnante di una scuola dell’infanzia della provincia di Monza e Brianza: con un’esperienza ventennale a contatto con i più piccoli (di cui 18 anni passati ad insegnare in istituti cattolici), è anche insegnante di yoga per bambini e studia come psicomotricista.

Ciao, Roberta, grazie per avermi dedicato il tuo tempo. Innanzitutto vorrei conoscere la tua opinione su questa festa che si sta imponendo prepotentemente, soprattutto tra i più piccoli.
Halloween è una festa molto divertente, che assomiglia al nostro Carnevale, anche se è orientata al lato più oscuro, magico e fatato della realtà. Proprio per questo piace ai bambini e ai ragazzi, perché permette di trasformare in gioco e festeggiamenti le loro paure e superstizioni.

Organizzi o hai mai organizzato una festa di Halloween a scuola?
Io lavoro da diversi anni con i bambini e il giorno di Halloween organizziamo una festa molto apprezzata da loro; in questa festa non ci sono solo giochi, ma anche una parte di racconto per spiegare ai bambini che cosa si festeggia, il perché e i vari significati delle azioni che derivano da questa festa.

In che modo hai spiegato ai bambini il significato intrinseco di questa celebrazione?
Spiego ai bambini con parole molto semplici che in molti paesi del mondo i defunti vengono celebrati con feste, per allontanare la paura, per esorcizzare le superstizioni e celebrare le persone amate con allegria, proprio come avrebbero voluto loro.
Racconto loro leggende e storie, organizzo laboratori di cucina e ci divertiamo a preparare dolci dall'aspetto disgustoso ma in realtà deliziosi e insieme decoriamo la classe. Non dimentico però di dedicare una parola e un pensiero ai defunti, per avvicinare le due dimensioni di gioia e tristezza legati a questa celebrazione.

Qual è il rapporto dei più piccoli con una tematica difficile come quella della morte, dei defunti e degli spiriti? In che modo la festa di Halloween può essere considerata un valido strumento pedagogico?
Nella nostra cultura la morte è troppo spesso esorcizzata, se ne parla poco e siamo noi adulti per primi a bandirla dai discorsi, soprattutto in presenza dei bambini, perché si pensa che il tema sia in contrasto con la spensieratezza dell’infanzia.

Grazie a queste festività è possibile parlare della morte in modo giocoso, religioso o laico, per rendere consapevole il bambino senza traumatizzarlo.
La festa di Halloween ben si presta per affrontare un argomento così delicato.
Credo sia opportuno e giusto parlare ai bambini in modo chiaro e sincero.
Si pensa di proteggerli tenendo loro nascosta la morte: a detta degli esperti e in base alla mia modesta esperienza, una reazione genitoriale negativa sarebbe quella di comportarsi e parlare facendo finta che la morte non esista.
È importante sapere che i più piccoli hanno un pensiero che si definisce egocentrico, cioè la loro mente è strutturata in modo da credere che tutto giri intorno a loro. Pensiamo a quanto spesso ai bambini la morte viene spiegata come “è partito per un viaggio”; questo non è un modo adeguato per spiegare loro cos’è successo perché li porterà a chiedersi:
“Quando torna?”
È colpa mia o è arrabbiato con me se è andato via!”
 “Perché non mi chiama più? Cosa ho fatto per farlo andare via?”

Molto meglio dire loro la verità, quindi?
Senza dubbio!


Prendete dunque senza indugi una bella zucca e armatevi di attrezzi e tanta pazienza, per intagliare con vostro figlio la vostra personalissima Jack-O’-Lantern: non correte alcun pericolo!
Dopotutto, forse aveva ragione Carlos Ruiz Zafòn nell’affermare che “Chi vede il peccato dappertutto è malato nell’anima”.


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